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Spazio, ricostruita l’origine dei pianeti Kepler 107-B e Kepler 107-C

Scienze
Immagine di archivio (Ansa)

Pur avendo delle dimensioni piuttosto simili, le due Super-Terre presentano una composizione differente 

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Sotto la guida del ricercatore Aldo Bonomo, un team di scienziati dell’Osservatorio di Torino dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) ha ricostruito l’origine di due pianeti esterni al sistema solare. I due corpi celesti si chiamano Kepler 107-B e Kepler 107-C, si trovano nel sistema Kepler 107 e possono essere considerati dei ‘gemelli diversi’, in quanto presentano delle dimensioni simili, ma una composizione differente, dovuta alla loro diseguale distanza dalla stella attorno alla quale orbitano. Entrambi possono essere classificati come delle Super-Terre. In passato, Kepler 107-C potrebbe aver subito l’impatto con un altro pianeta, a causa del quale avrebbe perso una parte del suo mantello ricco di rocce e silicati.

Impatto tra pianeti

Aldo Bonomo spiega che il sistema Kepler è piuttosto compatto e di conseguenza la distanza tra i pianeti e la stella attorno a cui orbitano è ridotta. “I due pianeti hanno dimensioni simili, ma composizioni diverse”, aggiunge l’esperto. “Kepler 107-C, più vicino alla stella, è maggiormente ricco di ferro, mentre Kepler 107-B presenta una composizione più simile a quella della Terra”. In base ai dati forniti dai telescopi Kepler e Galileo, i ricercatori hanno ipotizzato che all’inizio della sua formazione Kepler 107-C abbia avuto un impatto con un pianeta della stessa massa. In seguito allo scontro, il corpo celeste avrebbe perso il suo mantello di silicati. In passato, la comunità scientifica ha ricostruito altri scontri avvenuti nel sistema solare, come quello verificatosi tra la Terra e la Luna. “Tuttavia, questa è la prima volta in cui si vede l’effetto di un impatto gigante all’esterno del nostro sistema planetario”, precisa Bonomo.

La superTerra GI 686

Recentemente, Laura Affer, una ricercatrice dell’Osservatorio di Palermo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha scoperto l’esistenza di una Super-Terra rocciosa sulla quale ci sarebbero le condizioni che permettono la presenza di acqua liquida sulla superficie. Il ritrovamento è avvenuto all’interno del progetto Gaps Architecture of Planetary Systems. Al corpo celeste è stato dato il nome GI 686.