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Scoperte nuove varianti genetiche che regolano la crescita nei bambini

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Un nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Bergen ha individuato nuovi segnali genetici legati alla leptina, l’ormone che controlla l’appetito e il metabolismo, influenzando la crescita del feto e del bimbo 

Finora gli esperti ritenevano che la crescita e l’indice di massa corporea (Bmi) fossero regolati dagli stessi geni sia nei bimbi che negli adulti. Un nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Bergen ha individuato nuovi segnali genetici legati a un particolare ormone associato alla crescita, riuscendo a dimostrare che le varianti genetiche che controllano la crescita e il Bmi variano tra gli adulti e i bambini.
I geni identificati potranno essere utili in futuro per sviluppare nuove terapie più mirate contro le patologie della crescita, l’obesità e il diabete.

Lo studio nel dettaglio

Per compiere lo studio, pubblicato sulla rivista specializzata Nature, gli esperti hanno studiato il Bmi di un campione composto da 114mila bambini e i rispettivi genitori, grazie ai dati raccolti in uno studio norvegese che ha seguito i bimbi dal momento del parto fino agli otto anni di età.
Sono così riusciti a identificare nuove varianti genetiche associate alla leptina, ovvero quell’ormone che controlla l’appetito e il metabolismo, influenzando la crescita del feto e del bimbo.
“Abbiamo scoperto che questi segnali genetici esistono ma che sono diversi tra adulti e bambini e variano parecchio durante l'infanzia”, spiega Pal Rasmus Njolstad, coordinatore della ricerca.
"Lo studio suggerisce che l'aumento dei livelli nei recettori di leptina nei bambini ha un effetto positivo sull'aumento di peso, senza avere effetti su un suo eventuale sovrappeso in età adulta. Potrebbe essere un bersaglio terapeutico per farmaci della crescita per i bambini che ne hanno bisogno”.

I primi risultati dall’utero artificiale per studiare l’embrione

Il primo modello di utero artificiale per la ricerca, realizzato da un team di ricercatori coordinati da Jianping Fu dell'università del Michigan, ha cominciato a dare i suoi frutti. Il modello sarà particolarmente utile per comprendere le fasi successive al concepimento e aiuterà gli esperti a svelare i motivi per cui talvolta nelle prime fasi dello sviluppo embrionale si sviluppano delle malformazioni.
Analizzando l’evoluzione degli embrioni nelle prime ore dopo la loro formazione, i ricercatori hanno constatato che in sole 36 ore parte delle staminali hanno formato il sacco amniotico, mentre altre posizionate in un diverso cilindro si sono raggruppate diventando più lunghe e sottili, proprio come le cellule dell'epiblasto, da cui hanno origine i tessuti dell’embrione. 

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