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Cura dentale: addio carie grazie a nuovo materiale con antibatterico

Immagine di archivio (Getty Images)
2' di lettura

Un team di ricercatori dell'Università di Tel Aviv ha sviluppato una resina contenente nanoparticelle antibatteriche che, usata nelle otturazioni, sarebbe in grado di scongiurare la crescita di patogeni 

Grazie a un nuovo materiale sviluppato da un team di ricercatori dell'Università di Tel Aviv, in futuro potrebbe essere sempre più ridotta la possibilità di un eventuale ritorno di una carie già trattata. Il merito è di una resina contenente nanoparticelle antibatteriche che, usata nelle otturazioni, sarebbe in grado di scongiurare la crescita di agenti patogeni e conseguentemente di limitare lo sviluppo di carie secondarie o di infiltrazioni ai denti.

Obiettivo: limitare i casi di estrazione dentale

Il nuovo materiale, descritto sulla rivista specializzata ACS Applied Materials & Interfaces, è economico ed è stato sviluppato con l'obiettivo di limitare i casi di estrazione dentale, spesso causati proprio dal ritorno di una carie.
Si parla di carie secondaria quando dei batteri patogeni che crescono tra l’otturazione e il dente già trattato, determinano un ritorno del problema.
"Abbiamo sviluppato un materiale potenziato, non soltanto esteticamente gradevole e rigido ma con proprietà intrinseche antibatteriche, incorporando nanoparticelle con questa proprietà”, spiega Lee Schnaider, coordinatore dello studio. "I compositi con attività inibitoria della crescita dei germi hanno il potenziale di ostacolare lo sviluppo di questo diffusissimo problema orale”.

Ulteriori studi prima dell'applicazione

Il risultato ottenuto dai ricercatori, coordinati da Lihi Adler-Abramovich e Lee Schnaider, rientra nell’ambito di una corrente di ricerche che ha come obiettivo quello di ottimizzare i materiali impiegati in odontoiatria. “Le proprietà antibatteriche di certi materiali sono particolarmente attrattive, e quindi molto studiate, poiché le principali patologie della cavità orale e dei denti sono legate a un'origine batterica. Si deve però sempre esercitare prudenza sulla vera applicabilità clinica di materiali come questi”, spiega Cristiano Tomasi dell'Università di Göteborg che fa parte della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP).
Come ricorda l’esperto, prima di poter utilizzare il nuovo materiale nelle otturazioni, saranno necessari ulteriori studi clinici per valutare non solo la non-tossicità della nuova resina, ma anche la resistenza e l’efficacia nel lungo periodo.

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