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Soffrire di carie durante l'infanzia può aumentare il rischio di arteriosclerosi

I titoli di Sky Tg24 delle ore 13 del 29/04

2' di lettura

Lo indicano i risultati di uno studio della durata di 27 anni condotto su 755 bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni 

Soffrire di malattie del cavo orale, come carie o gengiviti, durante l’infanzia incrementa il rischio di sviluppare l’arteriosclerosi in età adulta. È la conclusione a cui sono giunti i ricercatori dell’Università di Helsinki al termine di uno studio lungo 27 anni, chiamato The Cardiovascular Risk in Young Finns Study, recentemente pubblicato sulle pagine della rivista scientifica JAMA Network Open. Durante gli anni ’80, gli studiosi, coordinati da Pirkko Pussinen,hanno monitorato 755 bambini di età compresa dai 6 ai 12 anni, controllando periodicamente la salute del loro cavo orale. 27 anni dopo, ognuno dei partecipanti è stato sottoposto a un’ecografia della carotide, una delle arterie più importanti per la vascolarizzazione del cervello.

L’importanza della prevenzione

Analizzando le ecografie della carotide, i ricercatori hanno scoperto che il livello di ostruzione dell’arteria era più alto nei pazienti che durante l’infanzia avevano sofferto maggiormente di infezioni e infiammazioni del cavo orale. La conclusione degli autori dello studio è che queste patologie rappresentano un fattore di rischio per l’arteriosclerosi e che è importante fare tutto il necessario per prevenirle fin da bambini. Secondo Cristiano Tomasi, professore presso il dipartimento di Parodontologia dell’Università di Göteborg in Svezia e socio della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), i risultati della ricerca devono essere interpretati con molta cautela, poiché manca un controllo sui fattori determinanti per il rischio cardiologico, come il fumo o la scarsa attività fisica. L’esperto rileva anche che la salute orale è stata monitorata solo quando i partecipanti erano bambini e dunque mancano dei dati sull’evoluzione delle sue condizioni nel corso degli anni. “È un vero peccato che i ricercatori non abbiano misurato i parametri di salute orale a distanza di almeno 10 anni dallo studio”, afferma Tomasi. “I risultati dello studio sono potenzialmente interessanti, ma senza ulteriori dati è impossibile confermare la loro validità”. 

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