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Cervello, i neuroni specchio delle emozioni alla base dell’empatia

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2' di lettura

Un team di ricercatori dell’Istituto olandese per le neuroscienze, grazie a un test sui topi, ha localizzato le cellule cerebrali che si attivano nel momento in cui si sente dolore o sono altri a provarlo 

Nonostante il cervello sia ancora un organo ricco di misteri, la ricerca scientifica sta giorno dopo giorno compiendo passi in avanti nella comprensione di alcune dinamiche cerebrali un tempo sconosciute.
Un team di ricercatori dell’Istituto olandese per le neuroscienze ha individuato i neuroni specchio delle emozioni, grazie a un test condotto sui topi da laboratorio.
Nello specifico, gli esperti sono riusciti a localizzare le cellule cerebrali che si attivano nel momento in cui si sente dolore o sono altri a provarlo.
I risultati ottenuti potrebbero essere preziosi per comprendere i processi cerebrali alla base dell’empatia, aiutando a chiarire anche alcune delle patologie psichiatriche nelle quali è coinvolta.

Lo studio sui topi da laboratorio

Per compiere lo studio, pubblicato sulla rivista Current Biology, i ricercatori hanno analizzato l’attività cerebrale dei topi da laboratorio.
Per farlo hanno sottoposto una parte del campione a delle scosse dolorose, al fine di monitorare la reazione dei topi coinvolti solo visivamente nell’esperimento.
Sono così riusciti a dimostrare che la paura indotta dalla sofferenza altrui viene attivata da particolari neuroni della corteccia cingolata: si tratta delle stesse cellule cerebrali che intervengono nel momento in cui si prova personalmente il dolore.

Neuroni chiave per comprendere le basi dell’empatia

Una volta appurato il ruolo di questi particolari neuroni, gli esperti hanno studiato il comportamento dei topi quando trattati con un medicinale in grado di inibire l’azione delle cellule cerebrali associate al dolore. In questo specifico caso, gli animali non hanno mostrato empatia nei confronti dei loro simili ‘sotto tortura’.
"La cosa più affascinante è che tutto questo accade nella stessa regione del cervello sia nei ratti che negli umani”, spiega l’esperto Christian Keysers, coordinatore della ricerca.
“Abbiamo già dimostrato che l'attività della corteccia cingolata negli umani aumenta quando vediamo qualcuno che soffre, a meno che non parliamo di criminali psicopatici che mostrano un'evidente riduzione di questa attività”.
I risultati della ricerca suggeriscono che l’empatia verso gli altri è una caratteristica presente da tempo nella linea evolutiva degli esseri umani e che accomuna l’uomo con altri animali, topi compresi. 

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