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Cervello, nuova mini-protesi per pazienti con paralisi: al via i test

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3' di lettura

In due centri ospedalieri di Melbourne è in programma l’avvio della prima sperimentazione umana che prevede l’impianto di Stentrode in cinque pazienti gravemente paralizzati 

In due centri ospedalieri di Melbourne, prenderà il via la prima sperimentazione umana che prevede l’impianto di mini-protesi cerebrali in cinque pazienti con paralisi gravi.
Il test ha come obiettivo quello di testare le funzionalità del congegno, ideato per fare in modo che le persone riescano con il suo ausilio a recuperare la comunicazione perduta.
La tecnologia, denominata Stentrode, è stata ideata e progettata grazie al lavoro congiunto degli esperti del Royal Melbourne Hospital, dell'University of Melbourne e del Florey Institute of Neuroscience and Mental Health.

L’impianto della mini-protesi cerebrale

L’impianto della mini-protesi non prevede l’esecuzione di un intervento chirurgico a cervello aperto: Stentrode verrà inserito direttamente in un vaso sanguigno della corteccia motoria del cervello.
Il congegno è stato pensato per tutti i pazienti gravemente paralizzati che non riescono a comunicare con il mondo esterno: è infatti in grado di interpretare i segnali del cervello per poi trasmetterli a un ricevitore esterno. Spetterà poi ai pazienti imparare a controllare e a gestire la tecnologia.
La mini-protesi, come rivelano i suoi sviluppatori, ha il potenziale per consentire alle persone con paralisi di riprendere il controllo digitale del mondo.
Nel caso in cui la sperimentazione darà gli effetti desiderati, l’impianto di Stentrode sarà prezioso in futuro per fare in modo che tutte le persone con lesioni o patologie che alterano la comunicazione, recuperino alcune delle capacità perdute.
Anche solo poter utilizzare una tastiera o un mouse, per alcuni pazienti con paralisi grave, sarebbe un’ottima soluzione per poter interagire con il resto della società.

Stimo, la nuova tecnica di stimolazione elettrica in fase di sperimentazione

Tre le ultime innovazioni mediche per il trattamento delle paralisi è opportuno citare Stimo (STImulation Movement Overground), il nuovo trattamento di stimolazione elettrica ‘wireless’ del midollo spinale, ideato da un team di ricerca coordinato da  Grégoire Courtine, esperto del Politecnico Federale di Losanna.
La nuova tecnica, ancora in fase di sperimentazione, ha permesso a sei pazienti paraplegici con lesioni ‘datate’ di tornare a camminare.
“Per 2 dei 6 pazienti, inoltre, si è registrato un miglioramento del controllo della funzionalità degli arti anche quando la stimolazione elettrica veniva spenta”, spiega Courtine.
Nel 2020 Stimo verrà testata su pazienti con lesioni ‘recenti’. Tra i possibili candidati che si sottoporranno al test potrebbe esserci anche Manuel Bortuzzo, il nuotatore 19enne ferito da un colpo di pistola. A suggerirlo è lo stesso Grégoire Courtine: “E' prematuro parlarne ma potenzialmente Manuel potrebbe rispondere al trattamento”. Nonostante si tratti di un’ipotesi, forse per il giovane nuotatore potrebbe esserci ancora qualche speranza di tornare a camminare.

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