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Il diabete si curerà ingoiando pillole di insuline con microaghi

I titoli delle 13 di Sky TG24 dell'8/02

2' di lettura

Una nuova capsula ideata da MIT e Harvard contiene aghi di insulina da iniettare nello stomaco. Positivi i test sugli animali, entro tre anni il dispositivo sarà sperimentato sull’uomo 

Potrebbe presto essere una pillola a contenere le iniezioni di insulina necessarie per trattare il diabete, che si potranno di fatto ingoiare per la gioia di chi proprio non sopporta le punture. All’invenzione dell’iniezione ‘orale’, che viene descritta anche sulla rivista Science, hanno contribuito il Brigham and Women’s Hospital, affiliato all’Università di Harvard, e il Massachusetts Institute of Technology. Il nuovo dispositivo è stato chiamato SOMA (self-orienting millimeter scale applicator) ed è stato sperimentato con successo sugli animali in attesa di un test sugli esseri umani che potrà aprire nuovi scenari relativamente alla somministrazione di farmaci.

Addio iniezioni: diabete curato con una pillola

Stop all’ago e a quelle iniezioni ingombranti e a volte anche dolorose richieste per trattare il diabete. L’invenzione targata Mit e Harvard potrebbe infatti rivoluzionare la cura della patologia, grazie a capsule realizzate con un materiale biocompatibile che contengono microaghi in grado di iniettare l’insulina una volta raggiunto lo stomaco. Per Giovanni Traverso, coautore della ricerca e gastroenterologo al Brigham and Women’s Hospital, “quando un farmaco viene iniettato nelle pareti dello stomaco viene distribuito in tutto il corpo molto velocemente. Inoltre, lo stomaco resiste maggiormente ai dolori e può tollerare piccoli oggetti appuntiti”.

Non solo diabete: le applicazioni delle iniezioni orali

Il rilascio dell’insulina tramite la capsula targata Mit e Harvard avverrebbe in più fasi: il dispositivo possiede una superficie simile a quella di un guscio di tartaruga, pensata per far sì che la pillola resti in equilibrio e possa liberare gli aghi contro la parete stomacale. Questi ultimi sono composti di insulina e vengono rilasciati dopo che lo strato di zucchero da cui sono inizialmente bloccati viene corroso dall’acidità gastrica. Sono stati molteplici gli ostacoli superati dai ricercatori, dalla temperatura agli strati di mucosa che la pillola deve attraversare, oltre all’orientamento del dispositivo, fondamentale per iniettare l’insulina in maniera corretta. Le capsule sono state sperimentate su cani, maiali e topi con ottimi esiti, ma ci vorranno altre ricerche, e soprattutto il test sull’uomo previsto entro tre anni, per capire eventuali effetti causati da iniezioni gastriche quotidiane. Secondo Traverso “saranno necessari ulteriori studi, ma il SOMA rappresenta uno strumento con il potenziale per somministrare molti altri farmaci”. 

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