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La toxoplasmosi aumenta del 50% il rischio di schizofrenia

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2' di lettura

La scoperta si deve a uno studio condotto da un team di ricercatori del Copenhagen University Hospital, in Danimarca, che ha analizzato nel dettaglio gli esami del sangue di 80mila soggetti 

La toxoplasmosi sarebbe associata alla schizofrenia. A sostenerlo è uno studio condotto da un team di ricercatori del Copenhagen University Hospital, in Danimarca, che ha individuato un maggior rischio di sviluppare la patologia psichiatrica negli individui che possiedono gli anticorpi per combattere l’infezione.
La toxoplasmosi è una malattia parassitaria provocata dall’infezione del Toxoplasma gondii che può essere pericolosa se contratta durante la gravidanza o in tenera età, ma che comunemente non comporta sintomi evidenti in età adulta.

Lo studio nel dettaglio

Per compiere lo studio, unico nel suo genere, i ricercatori hanno analizzato nel dettaglio gli esami del sangue di 80mila individui, raccolti in un database.
Hanno successivamente distinto le analisi dei soggetti con toxoplasmosi e quelli con l’infezione da citomegalovirus, dai test delle persone sane. Sono così riusciti a dimostrare che i partecipanti al test positivi all’infezione da Toxoplasma gondii sono correlati a un rischio maggior del 50% di sviluppare la schizofrenia.
I soggetti con malattia parassitaria da citomegalovirus, invece, avrebbero il 17% di possibilità in più, rispetto ai pazienti sani, di vedersi diagnosticare qualsiasi patologia psichiatrica.
"Questo studio è il primo a esaminare la sequenza temporale dell'esposizione al patogeno e della diagnosi, e a fornire un'evidenza di una relazione causale tra il Toxoplasma e la schizofrenia e tra il citomegalovirus e i problemi psichiatrici”, spiegano gli autori della ricerca.

La prima mappa completa di tutte le connessioni cerebrali

Un team di ricercatori, coordinato da Seth Grant dell'università di Edimburgo, ha sviluppato la prima mappa completa di tutte le connessioni cerebrali. Un incredibile risultato prezioso, non solo per coadiuvare lo studio dell’intero funzionamento del corpo umano, ma anche per scovare i meccanismi che regolano la sviluppo di quelle patologie associato a un mal funzionamento delle sinapsi, quali l’autismo e la schizofrenia.
Per compiere lo studio, gli esperti hanno indagato nel dettaglio l’attività cerebrale di un campione di topi geneticamente modificati in laboratorio, sottoponendoli a risonanze magnetiche. Si sono successivamente serviti dell’aiuto dell’Intelligenza artificiale per analizzare tutte le informazioni rilevate dai test. 

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