Scoperto il gene responsabile della depressione invernale

Foto di archivio (Getty Images)
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Uno studio ha osservato che alla base del Disordine Affettivo Stagionale ci sarebbe un’alterazione del gene ‘ZBTB20’, che rende più difficile abituarsi alle giornate invernali con meno ore di luce

L’inverno influisce notevolmente sull’umore delle persone e in alcuni casi può portare a una vera e propria sindrome depressiva, riscontrata clinicamente. Questo disturbo si chiama Disordine Affettivo Stagionale (Sad) e non è legato soltanto alle giornate più corte o alle temperature rigide, ma è una questione di genetica. A scoprirlo è stata un’equipe di studiosi guidati da James Bennett Potash, della Johns Hopkins School of Medicine di Baltimora, il cui lavoro è stato pubblicato sulla rivista Translational Psychiatry.

Alterazioni del gene ‘ZBTB20’

I ricercatori hanno analizzato l’intero genoma di 1.380 persone affette dal disturbo depressivo invernale e lo hanno poi confrontato con quello di quasi tremila individui senza questo problema. È stato così possibile agli esperti individuare un gene, denominato ‘ZBTB20’, che è collegato all’orologio circadiano, il ritmo che regola il metabolismo nell’arco della giornata in base all’alternanza della luce e del buio. Le persone che presentano alterazioni a carico di questo gene, importante per adattarsi alle giornate invernali con meno ore di luce, hanno quindi più difficoltà ad abituarsi alla stagione e di conseguenza sono portate a cadere in depressione, che supereranno con l’arrivo della primavera.

Depressione invernale: sintomi e come curarla

La depressione invernale è un disturbo diffuso soprattutto negli stati del Nord (Canada, Danimarca, Svezia), dove gli inverni sono lunghi e le giornate molto corte, ma a soffrirne è quasi l’8% della popolazione mondiale ed è più frequente nelle donne. I primi sintomi si manifestano con l’inizio della brutta stagione e comprendono mancanza di energia, difficoltà nell’alzarsi dal letto, calo dell’entusiasmo e tendenza a mangiare di più, sintomo, quest’ultimo, che associato a tutti gli altri può portare all’incremento di peso e, in alcuni casi più gravi, all’obesità, con tutti i problemi a essa connessi.
Negli anni sono stati messi a punto diversi modi per curare il ‘Sad’, tra cui una terapia luminosa che prevede l’esposizione del paziente a una luce artificiale per aumentare il rilascio di serotonina, composto chimico che regola la felicità. A volte, però, questo trattamento non è sufficiente e bisogna far ricorso a terapie anti depressive.

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