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Cancro alle ovaie, nuova terapia riduce i rischi di progressione

Laboratorio (Ansa)
2' di lettura

L’efficacia del trattamento con olaparib è emersa dallo studio SOLO 1, presentato a Monaco di Baviera in occasione del congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) 

Nuova svolta nella cura del tumore alle ovaie.
Dei ricercatori hanno ideato un innovativo trattamento di mantenimento in grado di ridurre del 70% il rischio di progressione della malattia o di decesso dei pazienti con cancro ovarico avanzato di nuova diagnosi, con mutazioni BRCA 1 o BRCA 2.
Questa tipologia di neoplasia colpisce un paziente su sei affetto dal comune tumore.
La terapia prevede l’assunzione di farmaci PARP inibitori, dei medicinali che agiscono direttamente sull’enzima responsabile della riparazione del Dna delle unità biologiche tumorali (PARP).
L’efficacia del trattamento è emersa dallo studio SOLO 1, presentato a Monaco di Baviera in occasione del congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO).

Trattamento con olaparib

Dalla ricerca, pubblicata sulla rivista New England Journal of Medicine, è emerso che il trattamento con olaparib, dopo l’operazione chirurgica e la chemioterapia in pazienti con questa tipologia di tumore, ha determinato un importante aumento della sopravvivenza libera da malattia (PFS, Progression Free Survival).
"La PFS media per le donne trattate con un placebo è risultata di soli 13,8 mesi. Per le pazienti trattate con olaparib sembra essere di circa 3 anni più lunga rispetto al gruppo placebo”, spiega Kathleen Moore, professoressa del Stephenson Cancer Center dell’University of Oklahoma.
Sebbene per avere dei risultati più esaurienti sia necessario monitorale la terapia per un periodo di tempo più prolungato, lo studio SOLO 1 rivoluziona completamente il futuro trattamento del cancro ovarico con mutazione BRCA.
“Secondo le stime oltre il 50% delle donne trattate con olaparib sarà ancora libero da una eventuale progressione del cancro dopo 4 anni, contro l’11% del braccio placebo”, commenta la dottoressa Moore.

La ricerca nel dettaglio

Gli esperti hanno compiuto uno studio randomizzato su 391 pazienti, ad alcuni dei quali è stata richiesta l'assunzione di due pastiglie da 150 mg di olaparib, due volte al giorno.
Monitorando gli effetti del trattamento per ben 41 mesi è emerso che nelle donne che hanno beneficiato della terapia il rischio di progressione della malattia o della mortalità è risultato inferiore del 70%.
“In questo studio l’olaparib ha ottenuto un vantaggio altamente significativo; nella storia del trattamento del tumore dell’ovaio in prima linea non si era mai visto un risultato così eclatante” commenta la professoressa Nicoletta Colombo, Direttore Unità di Ginecologia Oncologica Medica, Istituto Europeo di Oncologia.

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