Introduzione
Con l'estate aumenta il rischio di imbattersi in insetti e altri artropodi, come zanzare, api, vespe, pappataci, calabroni e zecche. Nella maggior parte dei casi le punture provocano soltanto prurito, dolore o gonfiore destinati a risolversi in poco tempo, ma talvolta possono provocare infezioni, trasmettere malattie o scatenare reazioni allergiche anche gravi, fino allo shock anafilattico. Per questo è importante riconoscere i sintomi da non sottovalutare, sapere come intervenire correttamente e adottare semplici misure preventive per ridurre il rischio di essere punti. Ecco cosa sapere
Quello che devi sapere
I disturbi più frequenti per zanzare e pappataci
Le punture di zanzara rappresentano una evenienza comune durante i mesi caldi. Questi insetti sono attratti soprattutto dalla pelle umida o sudata, dagli abiti scuri e dalle aree vicine ad acqua stagnante, laghi e paludi, dove diventano particolarmente attivi nelle ore serali. La loro saliva contiene sostanze che possono provocare una risposta infiammatoria locale, con comparsa di un pomfo arrossato accompagnato da prurito. In alcune persone la reazione può risultare più intensa, con gonfiore molto esteso e, talvolta, febbre. Anche i pappataci, difficili da individuare perché silenziosi, tendono a colpire più volte nella stessa zona del corpo. Se dopo la puntura compaiono sintomi come nausea, cefalea, febbre o un malessere generale è consigliabile consultare il medico.
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Come rimuovere correttamente le zecche
Le zecche meritano un'attenzione particolare perché possono trasmettere infezioni come la malattia di Lyme o l'encefalite da zecca. Dopo un'escursione in aree boschive o ricche di vegetazione è buona norma controllare accuratamente tutto il corpo, soprattutto ascelle, inguine, collo, testa e altre pieghe cutanee. Se una zecca è ancora attaccata alla pelle, deve essere estratta integralmente con pinzette a punta sottile o con gli appositi dispositivi disponibili in farmacia, afferrandola il più vicino possibile alla cute e tirando delicatamente verso l'alto senza schiacciare il corpo. Una volta rimossa, è opportuno detergere accuratamente la zona con acqua e sapone.
Per approfondire: Calabroni, vespe e api: come comportarsi in caso di punture
Api, vespe e calabroni: attenzione al pungiglione
Le punture di api, vespe e calabroni sono generalmente più dolorose. Le api pungono quasi esclusivamente per difesa e, dopo aver perso il pungiglione, muoiono. Le vespe, invece, possono colpire ripetutamente e sono spesso attirate da cibi e bevande zuccherate, motivo per cui è facile incontrarle durante pranzi e picnic all'aperto. Questi insetti inoculano una piccola quantità di veleno attraverso il pungiglione, provocando nella maggior parte dei casi un rigonfiamento rossastro di circa un centimetro, il pomfo, accompagnato da dolore, prurito e arrossamento. Se il pungiglione è rimasto conficcato nella pelle, come può accadere con le api, è importante rimuoverlo il prima possibile senza schiacciarlo, facendo scorrere delicatamente il bordo di una tessera rigida o utilizzando un oggetto sottile. Così si limita l'ulteriore rilascio di veleno.
Come trattare una puntura
Nella maggior parte delle situazioni è sufficiente disinfettare la parte interessata e applicare impacchi freddi o ghiaccio, che aiutano a ridurre gonfiore, dolore e infiammazione. Se il prurito è particolarmente intenso o il pomfo è molto esteso, possono essere utili creme a base di antistaminici o corticosteroidi, sempre seguendo le indicazioni del medico o del farmacista. È importante evitare di grattare la pelle, perché la piccola lesione provocata dalla puntura può trasformarsi in una porta d'ingresso per batteri e favorire la comparsa di infezioni. Sono invece sconsigliati i rimedi casalinghi, come bicarbonato di sodio o aceto, che non hanno dimostrato efficacia.
Quando rivolgersi al medico
Se dopo due o tre giorni il gonfiore non diminuisce oppure tende ad aumentare, è opportuno chiedere un parere medico. Lo stesso vale quando l'arrossamento supera circa dieci centimetri di diametro, compare pus, la zona diventa molto dolorosa oppure si manifestano febbre, mal di testa, dolori muscolari, tosse secca, linfonodi ingrossati o altri sintomi diffusi. È consigliabile farsi visitare anche quando la puntura interessa aree particolarmente delicate, come occhi, bocca o gola, oppure in presenza di numerose punture contemporaneamente.
Allergie e shock anafilattico: i segnali da non sottovalutare
In alcune persone il veleno di api, vespe e altri insetti può provocare una reazione allergica. Nelle forme più lievi il gonfiore e l'arrossamento restano limitati alla zona colpita e possono essere controllati con trattamenti locali. Molto più rara, ma potenzialmente letale, è l'anafilassi. I sintomi compaiono rapidamente dopo la puntura e comprendono difficoltà respiratorie, senso di svenimento dovuto al calo della pressione arteriosa, gonfiore di lingua, labbra o gola, orticaria diffusa, tachicardia, nausea, vomito, difficoltà a deglutire, sudorazione intensa e, nei casi più gravi, perdita di coscienza. In presenza di questi segnali bisogna chiamare immediatamente il 112 o il 118 oppure recarsi senza indugio al pronto soccorso. Chi ha già sperimentato una grave reazione allergica dovrebbe portare sempre con sé un auto-iniettore di adrenalina, che rappresenta il trattamento salvavita nell'attesa dell'assistenza sanitaria.
Come ridurre il rischio di essere punti
La prevenzione rimane il modo più efficace per limitare il rischio di punture. È preferibile indossare abiti chiari, pantaloni lunghi e maniche lunghe quando si frequentano aree ricche di insetti, utilizzare repellenti seguendo le istruzioni riportate sulla confezione ed evitare profumi, deodoranti o cosmetici con fragranze molto intense, che possono attirare api e vespe. Durante le attività all'aperto è consigliabile tenere coperte bevande e alimenti, soprattutto quelli zuccherati, non camminare scalzi nei prati e mantenere chiusi i finestrini dell'auto durante la guida. In presenza di vespe o calabroni è importante non compiere movimenti bruschi e allontanarsi lentamente, mentre eventuali nidi o alveari non devono essere rimossi autonomamente ma affidati a personale specializzato. Per ridurre il rischio di punture di zecca è opportuno evitare l'erba alta, utilizzare repellenti anche su scarpe e indumenti e controllare accuratamente sé stessi e gli animali domestici al termine di ogni escursione. Chi viaggia in aree dove sono diffuse malattie come malaria, dengue o febbre gialla dovrebbe inoltre informarsi preventivamente sulle misure di profilassi raccomandate.
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