Dalla Spagnola all'Asiatica, le più grandi pandemie influenzali del XX secolo

Salute e Benessere
Foto: Getty

Nel secolo scorso si ricordano le diffusioni pandemiche del 1918 ma anche quella che si sviluppò in Asia nel 1957 e quella di Hong Kong del 1968. Nel nuovo millennio, invece,  l’H1N1 del 2009, impropriamente detta "Suina", prima del coronavirus

L'11 marzo 2020 anche il Covid-19 è stato classificato come pandemia: il nuovo coronavirus, preoccupa la sanità a livello planetario. Migliaia i contagi in decine di Paesi. Fra questi l’Italia, la nazione europea più colpita. Il coronavirus che si è sviluppato in Cina a partire dagli ultimi mesi del 2019 è stato dunque considerato allo stesso livello delle pandemie influenzali che hanno colpito la popolazione mondiale nel Ventesimo secolo. Ecco quelle principali. (LO SPECIALE - DOMANDE E RISPOSTE)

L’influenza Spagnola (H1N1) - 1918

Secondo quanto riportato dall’Istituto Superiore di Sanità, “circa un terzo della popolazione mondiale fu colpito dall’infezione durante la pandemia del 1918–1919. La malattia fu eccezionalmente severa, con una letalità maggiore del 2,5% e circa 50 milioni di decessi, alcuni ipotizzano fino a 100 milioni”. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, tra i principali organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d'America, si tratta la pandemia più grave della storia recente. Causata da un virus H1N1 con geni di origine aviaria, la “Spagnola” deve il suo nome al fatto che le prime notizie su questa forma di influenza vennero scritte sui giornali della Spagna che, non essendo coinvolta nel conflitto mondiale, non fu soggetta alla censura di guerra. L’Iss conferma inoltre che “negli anni trenta furono isolati virus influenzali dai maiali e dagli uomini che, attraverso studi sieroepidemiologici furono messi in relazione con il virus della pandemia del 1918”. Così, è stato verificato che “i discendenti di questo virus circolano ancora oggi nei maiali. Forse hanno continuato a circolare anche tra gli esseri umani, causando epidemie stagionali fino agli anni ’50, quando si fece strada il nuovo ceppo pandemico A/H2N2 che diede luogo all’Asiatica del 1957”. Il virus del 1918, inoltre, secondo l’Iss è “probabilmente l’antenato dei quattro ceppi umani e suini A/H1N1 e A/H3N2, e del virus A/H2N2 estinto”.

L’Influenza Asiatica (H2N2) - 1957

Dopo la pandemia influenzale del 1918, nel 1957, un nuovo virus, denominato A (H2N2) emerse in Asia orientale, innescando una nuova pandemia che prese il nome di “influenza asiatica”. Secondo quanto riferiscono i Cdc, si trattava di un virus “composto da tre diversi geni di un virus H2N2 originato da un virus dell’influenza aviaria A, inclusi i geni di emoagglutinina H2 e neuraminidasi N2 e il cui numero stimato di decessi fu di circa 1,1 milioni in tutto il mondo”. L’Iss conferma che “con l’Asiatica del 1957, fu molto diffuso ed evidente il fenomeno di polmoniti primariamente virali. In contrasto a quanto osservato nel 1918, le morti si verificarono soprattutto nelle persone affette da malattie croniche e meno colpiti furono i soggetti sani. Il virus dell’Asiatica (H2N2) era destinato ad una breve permanenza tra gli esseri umani e scomparve dopo soli 11 anni, soppiantato dal sottotipo A/H3N2 Hong Kong”.

Influenza di Hong Kong (H3N2) - 1968

Come nel 1957, anche la nuova pandemia del 1968 si originò dal Sud Est Asiatico che prese il nome di Influenza di Hong Kong. Il numero stimato di decessi, secondo i Cdc, fu di 1 milione in tutto il mondo. L’Iss sostiene inoltre che “In Italia l’eccesso di mortalità attribuibile a polmonite ed influenza associato con questa pandemia fu stimato di circa 20.000 decessi”. Sempre l’Istituto superiore di Sanità afferma che “poiché l’epidemia si trasmise inizialmente in Asia, ci furono importanti differenze con quella precedente: in Giappone le epidemie furono saltuarie, sparse e di limitate dimensioni fino alla fine del 1968. Il virus fu poi introdotto nella costa occidentale degli USA con elevati tassi di mortalità, contrariamente all’esperienza dell’Europa dove l’epidemia, nel 1968–1969, non si associò ad elevati tassi di mortalità”.

I due eventi quasi pandemici del 1900

Sempre nel XX° secolo ci furono altri due eventi che non possono essere considerati come vere e proprie pandemia ma l’Iss li classifica come “quasi pandemici”. Si tratta della Pseudo pandemia (H1N1) del 1947 e dell’Epidemia dell’Influenza Russa (H1N1) del 1977. Ne primo caso, si trattò di “un’epidemia di influenza che si diffuse in estremo oriente, in Giappone e Corea, tra le truppe americane, e successivamente, nel 1947, ad altre basi militari negli Usa, ma che a livello globale, ma causò relativamente pochi morti”. Per quanto riguarda invece il secondo caso, si trattò di una epidemia che si diffuse, secondo quanto riportato dall’Iss, nel maggio 1977 nel nord est della Cina, ma fu denominata “Russa”. Una malattia che “si diffuse rapidamente ma soprattutto o quasi unicamente tra i giovani con meno di 25 anni, con manifestazioni cliniche lievi, anche se tipicamente influenzali”.

Influenza pandemica A(H1N1) - 2009

Prima del Covid-19, l'unica pandemia influenzale del XXI° secolo era quella del 2009 quando arrivò quella che venne impropriamente chiamata “influenza suina”, causata da un virus A H1N1. Secondo quanto riportato dai Cdc, si trattava di un virus con caratteristiche piuttosto uniche. Infatti, conteneva una combinazione di geni influenzali che non erano mai stati identificati nelle persone o negli animali. L’Iss ha comunque sottolineato che “mentre la maggior parte dei casi di influenza pandemica sono stati lievi, a livello mondiale si stima che la pandemia ha causato tra i 100.000 e i 400.000 morti nel solo primo anno”.

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