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Mangi poche verdure? Uno studio scientifico spiega il motivo

I titoli di Sky Tg24 delle ore 13 dell'11/11

1' di lettura

I ricercatori dell'università del Kentucky hanno individuato nel gene ‘TAS2R38’ (e nelle sue due varianti) la sensibilità più o meno accentuata all'amaro di certe sostanze contenute nei cibi, come broccoli o cavoli 

Le verdure, uno degli alimenti che gli specialisti individuano come più salutari per la salute del nostro corpo, non sono tra i cibi preferiti di tutti. Molte persone, ad esempio, le escludono quasi o del tutto dalla propria dieta. Adesso, uno studio scientifico, spiega il motivo per cui c’è chi fa fatica a consumarle. La ricerca, condotta da un team di lavoro coordinato dalla dottoranda in scienze cardiovascolari Jennifer Smith che lavora presso l’università del Kentucky a Lexington e che verrà presentato al prossimo congresso annuale della American Heart Association a Philadelphia, individua un gene che può rendere le verdure meno appetibili per alcune persone, aumentando la sensibilità al gusto amaro di alcune sostanze in esse contenute. In questo modo il Dna può influenzare le scelte alimentari individuali verso opzioni più o meno sane.

Il gene responsabile

In particolare, al centro delle indagini degli specialisti, è finito il gene che in gergo scientifico viene chiamato ‘TAS2R38’, che ha una diretta connessione con la percezione dell'amaro nei cibi. Di questo ne esistono due versioni particolari, chiamate ‘Pav’ e ‘Avi’. Coloro che, all’interno del proprio Dna, posseggono due copie della variante ‘Pav’ risultano essere particolarmente sensibili all'amaro di certe sostanze, ad esempio quelle tipicamente contenute in verdure come cavoli, cavoletti di Bruxelles e broccoli, ma per esempio anche agli antiossidanti amari del cioccolato fondente, del caffè o della birra. Chi, invece, possiede due copie della variante ‘Avi’ percepisce pochissimo l'amaro ed è naturalmente più propenso a consumare la verdura. Esistono anche individui che sono dotati nel proprio Dna di una copia ‘Avi’ e di una ‘Pav’: questi soggetti, in quanto a percezione dell'amaro, si collocano sostanzialmente a metà strada.

Questionari sulla frequenza alimentare

I ricercatori, nel loro studio, hanno analizzato alcuni questionari sulla frequenza alimentare di 175 persone (con un’età media di 52 anni, di cui oltre il 70% di sesso femminile) e hanno scoperto che le persone con la variante genetica ‘Pav’, quella che rende super sensibili all'amaro, figuravano nel gruppo delle persone con uno scarso consumo di verdure. Dimostrando così come le scelte alimentari possano essere influenzate dalla genetica individuale legata al gusto dell'amaro. "Grazie a questo studio speriamo di poter utilizzare le informazioni genetiche per capire quali verdure le persone potrebbero essere meglio in grado di accettare, in modo da rendere più facile per loro mangiare un maggior quantitativo di verdure”, ha affermato Smith.

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