Anziani e alimentazione, basta diete tristi per gli over 65

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La variazione del menù è stata decisa dagli esperti in occasione del Congresso della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg), in corso a Roma fino al primo dicembre 2018
 

Una buona notizia per gli over 65: da questo momento sono autorizzati dagli esperti a sostituire i loro ‘tristi’ pasti a base di minestre insipide e fettine di carte bianca senza condimenti con pietanze più saporite e gustose.
La variazione del menù per la popolazione di età superiore ai 65 anni è stata decisa in occasione del Congresso della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg), in corso a Roma fino al primo dicembre 2018. Gli esperti, confrontando e analizzando i risultati emersi dalle ultime ricerche in questo ambito, hanno raddoppiato le dosi di sale e di grassi finora considerate ottimali per l’alimentazione delle persone della terza età. La quantità raccomandata di lipidi passa da 20-30 a 40-50 grammi al giorno; quella di sale, invece, da 3-4 a 5-6 grammi.

Preferire i grassi di origine vegetale

Il cloruro di sodio e i grassi non sono i peggiori nemici degli anziani. Dalle ultime ricerche è infatti emerso che un loro ampio consumo non sarebbe correlato a un maggior rischio cardiovascolare e metabolico complessivo.
Un buon apporto di acidi grassi polinsaturi sarebbe invece di fondamentale importanza negli individui di età superiore ai 65 anni.
“La mortalità si abbassa fino al 42% se l'introito dalla dieta è adeguato, mentre il rischio cardiovascolare e la mortalità salgono fino all'81% in più se si consumano soprattutto grassi saturi e grassi trans”, spiega Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Sigg.
“L’obiettivo non deve essere la riduzione dei grassi in assoluto”, bensì quello di preferire un’alimentazione più sana. A tal proposito gli esperti consigliano agli over 65 di sostituire i grassi derivanti da alimenti di origine animale con quelli di derivazione vegetale.

I rischi derivanti da una dieta povera di sodio

Dalla ricerca italiana InChianti, realizzata monitorando per un periodo di nove anni 1000 individui di età superiore ai 65 anni, è emerso che una dieta troppo povera di sodio sarebbe correlata a un incremento della mortalità. Inoltre, comporterebbe un minor apporto calorico giornaliero, andando a compromettere in alcuni casi anche l’efficacia di determinate terapie farmacologiche.
Gli esperti raccomandano quindi l’assunzione di una quantità adeguata di sodio (fino a 5-6 grammi al giorno), ricordando che anche l’eccesso non è salutare per l’organismo.

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