Giornata delle persone con sindrome di down, Coordown: "Il linguaggio deve evolvere"

Salute e Benessere

L'associazione CoorDown torna in 200 piazze in tutta Italia l'11 ottobre per chiedere di smettere di usare le parole della disabilità per insultare. E promuovere una cultura del rispetto

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Le parole legate alla disabilità e alla sindrome di Down vengono usate ancora oggi come insulti per denigrare o per far ridere. Termini che sono nati in ambito medico (da “ritardato” a “mongoloide”) oggi sono superati e considerati obsoleti, ma producono tuttora un danno reale quando vengono pronunciati per offendere: fanno crescere gli stereotipi e legittimano le discriminazioni. A ricordarlo è  l'associazione CoorDown, che lancia così, con l'obiettivo di una narrazione corretta, la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “È ora di evolvere!” con il messaggio “La parola con la M appartiene al passato”. Un'iniziativa che arriva in occasione dell’11 ottobre, Giornata Nazionale delle persone con sindrome di Down.

Creare una cultura del rispetto

Nel 2026 CoorDown ha creato un agente AI - grazie alla collaborazione con FAIRFLAI - addestrato per guidare alla scoperta di cosa significa concretamente creare una cultura del rispetto a partire dal linguaggio che si usa nella vita sociale e nelle relazioni umane. Un percorso fatto di esempi, attività e iniziative che si possono adottare negli ambienti di lavoro o a casa, scegliendo passo dopo passo come attivarsi, trovando azioni da realizzare e condividere.

La campagna e il suo appello sono al centro dell’appuntamento annuale promosso da CoorDown, che vedrà nel weekend dell'11 ottobre, in oltre 200 piazze d’Italia, i volontari delle associazioni aderenti al coordinamento nazionale distribuire il messaggio di cioccolato (realizzato con cacao proveniente dal commercio equo e solidale) che sostiene progetti di partecipazione attiva delle persone con sindrome di Down e campagne di comunicazione in tutto il territorio nazionale.

CoorDown: "Il linguaggio non daneggi le persone"

Martina Fuga, Presidente di CoorDown dichiara: "In Europa e nel mondo vediamo segnali di involuzione che minacciano le fondamenta dell'inclusione delle persone con sindrome di Down e con disabilità: dal ritorno a classi e scuole separate agli attacchi alle politiche di inclusione liquidate come woke, fino all'uso della disabilità come caratteristica da ridicolizzare o strumento per offendere". Siamo convinti - continua - "che sia necessario e fondamentale dare vita a un forte movimento che chieda di smettere di usare parole come MONG***IDE a scuola come insulto tra studenti, al lavoro come scherzo tra colleghi, nello sport come sinonimo di incapacità. Ogni volta che si legittimano queste parole con un'alzata di spalle, con un sorriso o semplicemente con il silenzio si produce un danno reale nella vita delle persone con sindrome di Down e si demoliscono i loro diritti. Non è vero che non si può più dire nulla: si può scegliere un linguaggio che non danneggi le altre persone. E oggi evolvere è la risposta più forte a chi vorrebbe tornare indietro".

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