La voce e modo di parlare possono rivelare l'età biologica del cervello. Lo studio
Salute e BenessereSecondo la ricerca, condotta su quasi 3mila persone tra Argentina, Cile, Colombia, Messico e Perù, il modo in cui parliamo può fornire informazioni non solo sull'età anagrafica, ma anche sull'invecchiamento cerebrale, sulle condizioni cognitive e su alcuni indicatori biologici associati all'età
La voce può rivelare l'età biologica del cervello. È ciò che è emerso da uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Science Advances e condotto su quasi 3mila persone tra Argentina, Cile, Colombia, Messico e Perù. Secondo la ricerca, il modo in cui parliamo può fornire informazioni non solo sull'età anagrafica, ma anche sull'invecchiamento cerebrale, sulle condizioni cognitive e su alcuni indicatori biologici associati all'età. Nello specifico i ricercatori, attraverso un sistema di intelligenza artificiale capace di stimare l'età tramite caratteristiche acustiche e linguistiche del parlato, hanno evidenziato che la differenza tra l'età reale e quella stimata dal modello era associata a diversi indicatori indipendenti di invecchiamento biologico, salute cerebrale, capacità cognitive e demenza. Stando allo studio, quindi, la voce sarebbe in grado di riflettere contemporaneamente aspetti biologici, neurologici e ambientali dell'invecchiamento.
Lo studio
Il team ha però precisato che non si tratta di un test diagnostico per la demenza e non consente di stabilire se una voce apparentemente più anziana possa prevedere il successivo sviluppo di un deterioramento cognitivo. Nello studio, i ricercatori hanno combinato centinaia di parametri attraverso algoritmi di apprendimento automatico, tra cui velocità del parlato, pause, altezza della voce, il contenuto emotivo e la quantità e l'organizzazione della produzione verbale. Attraverso tali informazioni, il modello è riuscito a stimare l'età cronologica di una persona calcolando lo scarto rispetto alla sua età effettiva. Nel caso in cui il sistema attribuisce al parlato un'età superiore a quella anagrafica, il risultato indica un profilo vocale e linguistico apparentemente più anziano.
I risultati
Il campione preso in esame comprendeva quasi 3mila adulti senza compromissione cognitiva e persone con deterioramento cognitivo lieve, malattia di Alzheimer e differenti forme di demenza frontotemporale. Dalla ricerca è emerso che le persone con un'età del parlato superiore a quella attesa presentavano segnali di invecchiamento accelerato in diversi sistemi biologici e clinici. Il team di ricerca ha poi confrontato l'età del parlato con tre orologi epigenetici indipendenti basati sulla metilazione del Dna (strumenti in grado di stimare l'età biologica attraverso modificazioni chimiche del Dna associate all'invecchiamento). Anche in questo caso è emersa una relazione tra accelerazione dell'età del parlato e indicatori epigenetici. Ciò significa che le caratteristiche del parlato e i marcatori biologici differenti possono condividere informazioni relative ai processi di invecchiamento.
Gli autori: “La voce contiene informazioni sull'invecchiamento”
"La nostra voce sembra contenere molte più informazioni sull'invecchiamento di quanto avessimo riconosciuto in precedenza", ha dichiarato Ibanez, docente di Salute cerebrale al Global Brain Health Institute e alla School of Medicine del Trinity College Dublin e autore senior dello studio. "Riflette sia il passare del tempo cronologico sia segnali provenienti dalla cognizione, dal cervello, dalla biologia dell'organismo e perfino dall'ambiente sociale accumulato nel corso della vita", ha aggiunto. La ricerca però “presenta limiti importanti”, sottolinea Ibanez, ribadendo che “non può quindi stabilire se una persona con un'età del parlato superiore a quella anagrafica svilupperà successivamente un deterioramento cognitivo o una demenza”. Secondo Ibanez, il risultato più ampio riguarda la convergenza di informazioni normalmente ottenute attraverso procedure molto diverse. "Se confermato attraverso studi longitudinali e in popolazioni differenti, il parlato potrebbe diventare uno degli strumenti più facilmente utilizzabili su larga scala per monitorare l'invecchiamento sano e accelerato", ha concluso il ricercatore.