Influenza 2027, i consigli per non farsi trovare impreparati

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I primi segnali sulla stagione fredda 2026-2027 arrivano dall'Australia: casi complessivi in calo rispetto all'anno scorso, ma ospedalizzazioni in aumento. Attesa la circolazione dei virus H3N2 e H1N1, quest'ultimo già presente in Italia ad agosto. L'appello degli esperti alle Regioni: campagne vaccinali al via da settembre, senza ripetere i ritardi dello scorso inverno

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Meno contagi in totale, ma più forme gravi. È lo scenario che si profila per l'influenza della prossima stagione fredda, quella 2026-2027, sulla base dei primi indicatori che arrivano dall'emisfero australe. A tracciarlo è l'infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell'ospedale Policlinico San Martino di Genova, che guarda all'Australia come anteprima di ciò che potrebbe attendere anche l'Italia. "Il numero dei casi complessivo sembrerebbe inferiore rispetto alla stagione dell'anno scorso, ma il numero di ospedalizzazioni, quindi di forme più gravi e impegnative, sembrerebbe addirittura superiore a quello dell'anno precedente", avverte.

I virus attesi

A circolare, nei prossimi mesi, dovrebbero essere soprattutto due ceppi: l'H3N2 e l'H1N1. Quest'ultimo, in particolare, si è già affacciato in Italia nel mese di agosto. "A dimostrazione che ormai la stagione influenzale c'è praticamente tutto l'anno", osserva Bassetti. Il picco dei contagi resta comunque atteso nei mesi centrali dell'inverno, tra novembre-dicembre e gennaio-febbraio.

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La vaccinazione universale

Sul fronte della prevenzione, l'indicazione dell'infettivologo è quella di puntare su una copertura il più ampia possibile. "Rimango fortemente convinto che le Regioni dovrebbero tutte organizzarsi per promuovere la vaccinazione universale", afferma. Il modello indicato è quello adottato lo scorso anno da Lombardia e Liguria: offrire gratuitamente la possibilità di vaccinarsi contro l'influenza a chiunque lo desideri, senza limiti d'età, "da 0 a 100 anni, quindi bambini, adolescenti, adulti sani e naturalmente le persone anziane e gli immunodepressi". Un approccio che, secondo Bassetti, tutte le Regioni italiane dovrebbero adottare.

Chi non dovrebbe rinunciare al vaccino

Alcune categorie, più di altre, non dovrebbero rimandare l'antinfluenzale. Si tratta degli immunodepressi, dei bambini in età scolare ("perché da lì arriva il volano dell'influenza per gli adulti", spiega Bassetti) e dei grandi anziani, in particolare gli over 75. Per queste persone l'influenza rappresenta un rischio concreto: "Sappiamo bene come il virus dell'influenza a queste persone faccia davvero male e finisca per essere una delle ragioni per cui poi vengono ricoverati", sottolinea l'infettivologo, che parla di un problema "importante" capace di aggravare situazioni respiratorie e cardiologiche di base.

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Campagne al via da settembre

Il nodo, secondo Bassetti, è il tempismo. L'auspicio è che le Regioni organizzino le campagne vaccinali già a partire da settembre, così da avviare le somministrazioni in modo consistente a ottobre e garantire una copertura adeguata prima del picco invernale. "Mi auguro che le Regioni vogliano partire presto, in modo da non arrivare come l'anno scorso", quando la campagna informativa del ministero era partita "praticamente a dicembre", ricorda. E lancia una stoccata: "Negli ultimi quattro anni mi sembra che ne abbiano azzeccate davvero poche sulle vaccinazioni. Speriamo che quest'anno non si rifacciano gli stessi errori commessi nel passato".

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