Infarti più gravi con microplastiche, fumo e inquinamento. Lo studio italiano

Salute e Benessere
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Le micro e nanoplastiche potrebbero costituire una nuova insidia per la salute cardiovascolare, in particolare quando si associano al fumo di sigaretta e all'inquinamento atmosferico. Lo rivela un'indagine italiana pubblicata sull'European Heart Journal, rivista scientifica della Società europea di cardiologia. La ricerca, condotta dagli scienziati della Sapienza Università di Roma, con il coordinamento di Emanuele Barbato, dell'università di Verona e del Centro di ricerca sull'inquinamento ambientale e le malattie cardiovascolari dell'università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli", guidato da Giuseppe Paolisso insieme a Raffaele Marfella, evidenzia che i  livelli di micro e nanoplastiche nel sangue coronarico sono decisamente superiori nei pazienti colpiti da infarto miocardico acuto rispetto a quanti presentano coronarie del tutto sane o soffrono di cardiopatia ischemica cronica. 

Quello che devi sapere

Disegno dello studio e metodologia

Secondo quanto riferito da una nota, l'indagine ha coinvolto 61 pazienti, dai quali sono stati raccolti campioni di sangue coronarico e periferico, oltre a informazioni sulle abitudini di fumo e sull'esposizione all'inquinamento atmosferico sia nel giorno del prelievo sia nei due anni precedenti. Le analisi delle particelle plastiche sono state effettuate presso il centro di ricerca dell'università Vanvitelli, utilizzando tecniche avanzate per identificare la presenza e la tipologia dei polimeri. Secondo quanto riferito, lo studio ha adottato un approccio integrato che combina dati clinici, esposizione ambientale e marcatori biologici, con l'obiettivo di valutare l'eventuale correlazione tra accumulo di microplastiche e gravità delle condizioni cardiovascolari.

 

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Risultati principali

I dati evidenziano la presenza di micro e nanoplastiche nell'84% dei pazienti con infarto, a fronte del 40% dei soggetti che soffrono di cardiopatia ischemica cronica e del 32% di quelli con arterie coronarie normali. Nei pazienti che hanno subito un infarto, inoltre, è stata riscontrata una maggiore varietà di polimeri, con una prevalenza del polietilene, materiale largamente impiegato negli imballaggi e nei prodotti di uso quotidiano.

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Fattori ambientali

La ricerca conferma il ruolo determinante dei fattori ambientali. Secondo gli esperti, "chi vive in aree caratterizzate da elevate concentrazioni di Pm2,5 - il particolato fine capace di penetrare nel circolo sanguigno, presenta una probabilità maggiore di accumulare microplastiche nel sangue". L'esposizione prolungata agli inquinanti atmosferici, quindi, sembra favorire l'ingresso delle particelle plastiche nell'organismo e la loro diffusione nel corpo.

Il ruolo del fumo

Ancora più marcato è il dato relativo ai fumatori, che mostrano "un rischio circa 6 volte superiore rispetto ai non fumatori". Il fumo di sigaretta, già noto per la sua capacità di infiammazione sistemica, potrebbe facilitare l'assorbimento delle microplastiche nel sangue. Secondo gli autori, fumo, inquinamento e microplastiche sembrano esercitare un effetto sinergico che amplifica il danno cardiovascolare. 

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Diffusione delle microplastiche nell'organismo

La contaminazione causata dalle micro e nanoplastiche ha ormai assunto dimensioni significative, è diffusa in ogni ecosistema naturale. Questi minuscoli frammenti si riscontrano sistematicamente non solo nell'aria che respiriamo, ma anche nell'acqua e negli alimenti. Nel corso degli ultimi anni, inoltre, diverse indagini ne hanno documentato la presenza anche in diversi organi e tessuti umani. Proprio per questo motivo, la loro presenza nell'organismo è oggetto di crescente attenzione da parte della comunità scientifica. Un editoriale che accompagna lo studio, firmato dal gruppo di Andreas Daiber dell'università Johannes Gutenberg di Magonza (Germania), richiama l'attenzione sulla progressiva frammentazione delle plastiche nell'ambiente e sulla loro diffusione ormai ubiquitaria. 

Infiammazione sistemica

Un ulteriore elemento emerso dalla ricerca riguarda l'infiammazione sistemica. Nei pazienti con maggiori concentrazioni di microplastiche sono stati rilevati livelli più elevati di marcatori infiammatori, tra cui il fattore di necrosi tumorale alfa (Tnf-α) e l'interleuchina-6 (Il-6). Questi dati suggeriscono un possibile legame tra esposizione alle particelle plastiche e processi infiammatori coinvolti negli eventi cardiovascolari acuti.

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Prospettive di ricerca

"Pur trattandosi di uno studio condotto su un campione numericamente limitato - conclude la nota - va sottolineato che i risultati rappresentano una delle prime evidenze cliniche di una possibile associazione tra presenza di microplastiche nell'organismo e maggiore gravità di infarto del miocardio, aprendo nuovi scenari di ricerca sul rapporto tra inquinamento ambientale e salute cardiovascolare".

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