Giornata mondiale del sonno, dai disturbi del riposo al “social jetlag”: i rischi
Salute e Benessere
La ricorrenza richiama l’attenzione sull’importanza di un riposo di qualità. Tra le condizioni più diffuse legate al sonno ci sono insonnia e apnee ostruttive, spesso sottodiagnosticate ma associate a diversi rischi per l’organismo
Oggi, 13 marzo, si celebra la Giornata mondiale del sonno, un’iniziativa promossa dalla World Sleep Society per sensibilizzare sull’importanza di una buona qualità del riposo. Come riportato sul sito dell’evento promosso anche dall’Istituto superiore di sanità, “il sonno è essenziale per la salute e il benessere. Un buon sonno promuove la resilienza, mentre un sonno non ottimale ha impatti negativi su praticamente tutti gli aspetti del corpo e della mente. Il sonno è importante quanto la nutrizione e l’esercizio”.
Apnee ostruttive del sonno, un disturbo spesso non diagnosticato
Il disturbo del sonno più frequente è l’insonnia, in forma cronica o transitoria, che nel nostro Paese interessa circa 12 milioni di persone. Il disturbo respiratorio del sonno più comune è invece rappresentato dalle apnee ostruttive, una condizione caratterizzata da interruzioni ripetute della respirazione durante il riposo, più frequente negli uomini rispetto alle donne. Nel 30-50% dei casi insonnia e apnee possono presentarsi insieme. Secondo alcune stime epidemiologiche, in Italia oltre 24 milioni di adulti presentano problemi legati al sonno, tra cui forme di apnea ostruttiva di grado lieve o moderato-grave. Di questi, tuttavia, solo circa 460mila sono stati diagnosticati e poco più di 230mila trattati negli ultimi anni. Proprio in occasione della Giornata mondiale del sonno, gli esperti della Società dei neurologi, dei neurochirurghi e dei neuroradiologi ospedalieri italiani (Sno) ricordano che condizioni come le apnee del sonno oggi possono essere diagnosticate e trattate con strumenti consolidati. "Investire nel sonno significa investire nella salute pubblica e nella prevenzione delle demenze”, ha riferito Pasquale Palumbo, presidente della Sno. “Numerose evidenze mostrano che qualità e durata del riposo modulano meccanismi biologici cruciali: trascurarli significa perdere opportunità concrete di evitare o rallentare il declino cognitivo".
Insonnia: il disturbo del sonno più diffuso
Sul fronte della durata del riposo, i dati più recenti indicano che il 30% degli italiani dorme meno di sei ore per notte, una soglia considerata insufficiente per il mantenimento di una buona salute psicofisica. Molti riferiscono, inoltre, un sonno frammentato o di scarsa qualità. L'insonnia, in particolare, è un disturbo caratterizzato da difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno durante la notte oppure da risvegli mattutini precoci che impediscono di riposare in modo adeguato. Le cause possono essere molteplici: stress, ansia, abitudini scorrette, condizioni mediche, variazioni ormonali e fattori ambientali. Per questo è importante riconoscerla e intervenire con strategie adeguate che includono una corretta igiene del sonno, tecniche di rilassamento, supporto psicologico e, quando necessario, trattamenti specifici.
I disturbi del sonno nelle donne
Accento particolare viene posto dagli esperti sul ruolo del sonno nella salute femminile lungo tutte le fasi della vita. Le donne, infatti, presentano un rischio più elevato di sviluppare insonnia rispetto agli uomini, una vulnerabilità legata sia a fattori sociali sia alle oscillazioni ormonali che influenzano in modo diretto i meccanismi fisiologici del riposo. Estrogeni e progesterone, infatti, intervengono direttamente nei meccanismi neurofisiologici che regolano l'addormentamento e la continuità del riposo. Quando la concentrazione di questi due ormoni varia, anche il sonno tende a perdere stabilità diventando più leggero, frammentato e associato a risvegli frequenti. "Nel corso della vita di una donna i cambiamenti ormonali non hanno un impatto soltanto sul corpo, ma anche sul modo in cui si dorme”, ha sottolineato Giorgia Chinaglia, neurologa ed esperta del sonno Aims (Associazione italiana di medicina del sonno). Durante la gravidanza, ad esempio, “le oscillazioni ormonali del primo trimestre possono portare a una sonnolenza o a difficoltà di addormentamento, mentre nel terzo trimestre i cambiamenti fisici, come l'aumento del volume corporeo, rendono il sonno meno continuo". La gravidanza rappresenta poi uno dei momenti più delicati. In alcuni casi, ha proseguito l’esperta, “oltre alle variazioni fisiche e ormonali può insorgere la sindrome delle gambe senza riposo, una malattia caratterizzata da un fastidioso impulso a muovere gli arti inferiori più frequente nelle ore serali, spesso associato a difficoltà ad addormentarsi e risvegli ripetuti, e che durante la gravidanza può comparire in soggetti predisposti a causa della carenza di ferro. Anche la menopausa e il momento di transizione che la precede rappresentano un periodo in cui la qualità del sonno può deteriorarsi in modo significativo”.
Il “Social Jetlag”: cos'è
Tra i fenomeni che negli ultimi anni hanno attirato l’attenzione degli studiosi c’è anche il cosiddetto “Social Jetlag”. Si tratta di un fenomeno che si verifica quando esiste una sorta di disallineamento tra il proprio orologio biologico interno e i ritmi dettati dalle esigenze sociali, tra cui soprattutto il lavoro, la scuola o altri impegni quotidiani. Il termine è stato introdotto dal cronobiologo tedesco Till Roenneberg e dai suoi collaboratori in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Chronobiology International nel 2006. Questo disallineamento diventa particolarmente evidente nel confronto tra i giorni lavorativi e il fine settimana. Molte persone, infatti, si svegliano presto durante la settimana per rispettare gli orari di lavoro o della scuola, ma nei fine settimana magari dormono fino a tardi. Questo sfasamento degli orari di sonno può essere paragonato a quello che si sperimenta proprio durante un viaggio intercontinentale attraverso diversi fusi orari, da cui il nome “jet lag”. Il “jetlag sociale” può essere associato a diverse conseguenze per la salute, tra cui stanchezza, riduzione delle capacità cognitive e alterazioni dell’umore.