Via libera in Senato al testo per la prevenzione della neoplasia cutanea. Il ddl sottolinea i rischi legati ai tattoo: i nei non vanno mai tatuati e bisogna mantenersi ad almeno un centimetro di distanza. Il disegno di legge torna ora alla Camera per l'approvazione definitiva
Una giornata nazionale per informare sul melanoma, campagne nelle scuole e l'obbligo di consenso informato nel fare i tatuaggi, che possono rappresentare un rischio impedendo, in alcuni casi, la diagnosi tempestiva di questa neoplasia. Sono i principali contenuti del ddl sulla prevenzione del melanoma, aggressivo tumore della pelle in costante crescita con circa 12-15.000 nuovi casi diagnosticati annualmente in Italia. Dopo il via libera da parte della Camera e l'approvazione della commissione Sanità con modifiche, il testo ha ottenuto oggi l'ok dell'Aula del Senato. Il provvedimento, in virtù delle modifiche introdotte, torna ora all'esame della Camera per l'approvazione definitiva.
La Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma
La Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma, prevede l'articolo 1, si celebrerà ogni anno il primo sabato di maggio o il secondo se la data coincidesse con la festività del 1° maggio. Obiettivo: sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza della prevenzione e promuovere iniziative per la diagnosi precoce a favore dei soggetti maggiormente esposti ai fattori di rischio.
Consenso informato sui tatuaggi
Un'importante novità è rappresentata dall'articolo 3 del ddl, introdotto dalla commissione Sanità rispetto al testo iniziale, che prevede appunto l'obbligo di consenso informato per i tatuaggi "al fine di garantire che il cliente sia consapevole dei rischi e delle procedure legati al tatuaggio, di tutelare il professionista tatuatore e di contribuire alla prevenzione del melanoma". I rischi infatti, avvertono i dermatologi, non vanno sottovalutati: i nei, spiegano, non vanno mai tatuati e bisogna mantenersi ad almeno un centimetro di distanza. Solo così è possibile individuare tempestivamente qualsiasi loro mutazione. Il danno maggiore deriva dall'uso dell'inchiostro nero che nasconde completamente i nei, ma anche gli altri colori alterano le eventuali mutazioni e le diagnosi tardive possono essere molto pericolose. Dovrebbero evitare i tatuaggi, ricordano gli esperti, soprattutto coloro che hanno una familiarità con il melanoma o storie di tumori cutanei. I tatuatori dovranno quindi informare i propri clienti riguardo agli effetti sulla salute derivanti dall'esecuzione e dalla rimozione di tatuaggi. L'informativa è in forma scritta e rilasciata al cliente, il quale sottoscrive una dichiarazione attestante il proprio consenso informato. La dichiarazione è conservata dall'esercente, perché sia resa disponibile alle autorità di vigilanza. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, con uno o più decreti del Ministro della Salute saranno definiti contenuti, modalità e tempi di conservazione della documentazione e saranno disposte apposite linee guida. Previste anche campagne di informazione promosse dal ministero della Salute e da quello dell'Istruzione, che potrà incentivare nelle scuole "la diffusione di buone norme di prevenzione primaria, come l'autoesame della cute, per ridurre i fattori di rischio".
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Possibili anche campagne di screening per soggetti a rischio
Anche Regioni e aziende sanitarie - in collaborazione con medici di comunità, medici di famiglia e farmacie, pure attraverso servizi di telemedicina - possono promuovere campagne di screening destinate agli individui portatori di particolari fattori di rischio: familiarità di primo grado per il melanoma, fototipo basso, età maggiore di 50 anni, residenza in territori climaticamente esposti a frequenti precipitazioni nevose, lavoro foto-esposto e residenza in zone marine dove l'indice di radiazione ultravioletta è più alto. Il ddl rappresenta un "buon inizio" secondo Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell'Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell'Istituto Pascale di Napoli. Tuttavia, sottolinea, "la prevenzione del melanoma non può fermarsi a una giornata simbolica: deve diventare pratica continuativa e parte integrante delle politiche di sanità pubblica". Ovviamente, conclude l'esperto, "non è sostenibile estendere lo screening a tutta la popolazione, ma è assolutamente possibile e necessario farlo per le categorie a più alto rischio".