Influenza aviaria, nuovi focolai in Europa: al via vaccinazioni in allevamenti a rischio

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In Italia, dalla prossima primavera, partirà la vaccinazione contro l’influenza aviaria negli allevamenti situati nelle aree a rischio del Nord, in particolare quelli di galline ovaiole e tacchini. La misura punta a ridurre la circolazione del virus nelle zone attraversate dalle rotte migratorie degli uccelli selvatici e a limitare nuovi focolai

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Nelle ultime settimane l’influenza aviaria è tornata al centro dell’attenzione delle autorità sanitarie europee, a seguito della segnalazione di decine di focolai in diversi Paesi dell’Unione europea. Il virus è stato rilevato in Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Spagna, Francia, Svezia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e in Italia, dove si contano 43 focolai nel Nord. La Commissione europea ha comunicato di stare “monitorando attentamente” l’evoluzione della situazione, sia sul fronte della salute animale sia su quello della salute pubblica, pur in assenza di casi umani. L’obiettivo è individuare tempestivamente eventuali cambiamenti nella diffusione del virus e intervenire con misure mirate negli allevamenti interessati.

Influenza aviaria: rischio basso per l'uomo 

L’influenza aviaria è seguita con attenzione per la possibilità che il virus possa compiere un salto di specie in caso di mutazioni. Per questo viene considerata a potenziale rischio pandemico, pur restando attualmente una malattia che colpisce quasi esclusivamente gli uccelli. È causata da un virus influenzale di tipo A, presente in forme a bassa o ad alta patogenicità. Anche la variante ad alta patogenicità (Hpai) interessa soprattutto i volatili. Nell’Unione europea, non sono stati segnalati casi di infezione nell’uomo. Il rischio per la popolazione generale è considerato basso, come indicato dall’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. 

 

Dalla primavera il piano di vaccinazione negli allevamenti 

In Italia, a partire dalla prossima primavera è previsto l’avvio delle vaccinazioni contro l’influenza aviaria negli allevamenti di galline ovaiole e tacchini localizzati nelle aree a rischio. La misura, annunciata dal direttore generale della Salute animale al ministero della Salute, Giovanni Filippini, a margine dell'evento al Senato per la presentazione della Giornata nazionale per la prevenzione veterinaria (che si celebra il 25 gennaio), interesserà in prevalenza alcune zone del Nord Italia. "Avvieremo per la prima volta - ha detto Filippini - la vaccinazione negli allevamenti in territori a rischio. Si tratta delle regioni di passaggio delle rotte migratorie di uccelli selvatici portatori del virus dell'aviaria. Tali aree saranno verificate dal Centro di referenza nazionale e si tratta in prevalenza di aree in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna". Una misura, ha chiarito, "finalizzata ad evitare che il virus aumenti la sua circolazione e che porterà notevoli risparmi se si considera che attualmente è previsto l'abbattimento di tutti i capi infettati ed i relativi risarcimenti per gli allevatori".  

 

La situazione in Italia 

Ad oggi si contano 43 focolai di influenza aviaria nel nord Italia. “È fondamentale il controllo da parte dei servizi pubblici veterinari delle zoonosi in generale, ovvero le malattie trasmissibili dagli animali all'uomo", ha riferito il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. In Italia "oltre all'aviaria altre due partite importanti sono quelle legate alla brucellosi e alla peste suina africana. Per quest'ultima infezione si sono risolte le situazioni in Sardegna e Calabria e per la brucellosi abbiamo ridotto la sua incidenza sotto i limiti di guardia nei due focolai principali nel casertano ed a Foggia”, ha aggiunto Gemmato, sottolineando “l’importanza dei medici veterinari proprio nella prevenzione, dato che il 70% delle infezioni emergenti derivano proprio dagli animali”. “Ragione per cui tali professionisti non vanno utilizzati solo nell'emergenza ma anche secondo un'ottica di One Health che vede come un unicum la salute umana, animale ed ambientale". In tale prospettiva, ha concluso il sottosegretario, "la vaccinazione anti-aviaria negli allevamenti è fondamentale perché legata da un lato ad un contenimento sanitario e dall'altro, in prospettiva, ad un risparmio che sarà messo in campo".

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