L'11 marzo 2020 l'Organizzazione mondiale della Sanità definì l'epidemia da COVID-19 una "situazione pandemica". Da allora sono stati registrati quasi 27 milioni di casi totali e 197 mila morti. L'ex commissario Arcuri: "Dalla pandemia non abbiamo imparato nulla"
Strade vuote, 60 milioni di persone confinate tra le mura di casa. Sono passati sei anni: era il 9 marzo 2020 quando l'allora presidente del consiglio, Giuseppe Conte, annunciò in diretta televisiva il primo lockdown dell'Italia. Il repentino aumento dei contagi da Covid costrinse il governo a correre ai ripari, ordinando la chiusura totale del Paese, dopo che la "zona rossa" in Lombardia non era più sufficiente al contenimento dei contagi ormai incontrollati. L'11 marzo 2020 l'Organizzazione mondiale della Sanità definì l'epidemia da COVID-19 una "situazione pandemica". Da allora in Italia sono stati registrati quasi 27 milioni di casi totali e 197 mila morti. Lo stato di emergenza durò per sei mesi, fino al 31 luglio 2020. Secondo l’Oms, sono circa 7 milioni le persone morte nel mondo a causa del Covid.
L'ex commissario per l'emergenza Arcuri: "Non abbiamo imparato nulla"
A sei anni dalla prima giornata di lockdown si è tenuto un convegno in Campidoglio per riflettere su cosa fu il Covid e fa una analisi sociologica dell'emergenza e delle logiche di governance che furono messe in atto durante quel periodo attraverso la presentazione del volume 'L'altra pandemia' curato dal professor Stefano Nobile, presenti, tra gli altri, anche l'ex commissario per l'emergenza Covid Domenico Arcuri e l'allora assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D'Amato. "Il Covid fu una tragedia - ha detto Arcuri - ricordo che 197 mila italiani sono morti durante il Covid e che i civili italiani morti durante la II guerra mondiale furono 15 mila. Una tragedia in cui l'Italia è entrata prima di altri Paesi con un paio di caratteristiche che la differenziano dagli altri: il regionalismo della sanità e la desertificazione del nostro sistema industriale dovuto alla globalizzazione che ha visto alcuni vincitori e molti sconfitti", ha detto Arcuri. "Dalla pandemia non abbiamo imparato nulla e se succederà qualcosa di simile si cercheranno di convincere i concittadini che non è vero quello a cui si assiste, poi, quando la riscrittura non reggerà, ci ritroveremo come allora. Siamo un Paese senza memoria".
Arcuri ha criticato l'astensione dell'Italia durante la votazione del Piano pandemico mondiale e ha ricordato che la commissione Salute della Conferenza delle Regioni ha bocciato senza mezzi termini la bozza di Piano pandemico messa a punto dal Governo. Per D'Amato "il tema non è se ma quando tornerà una pandemia, non abbiamo un piano pandemico aggiornato, questo è grave, né un piano scorte e abbiamo perso le buone pratiche adottate in quel periodo: sono rimaste solo le call a distanza. La dimensione per fronteggiare queste emergenze deve essere almeno europea anche e soprattutto in tempi di guerra. Serve una Europa che parla di sanità e di stato sociale, deve esserci un piano sanitario europeo", ha aggiunto. "Senza l'Europa avremmo litigato per l'acquisto vaccini mentre in quel periodo in questa regione siamo riusciti a fare quasi 15 milioni di somministrazione. Dobbiamo certamente pensare alla difesa ma anche a rafforzare stato sociale e sistemi sanitari in Ue".