Diabete di tipo 1, trapianto senza immunosoppressori: prima volta al mondo in Svezia

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Una ricerca dell’Università di Uppsala apre la strada a trapianti di isole pancreatiche senza immunosoppressione grazie a cellule modificate geneticamente. Studio pubblicato sul New England Journal of Medicine

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Una rivoluzione nella lotta al diabete di tipo 1 potrebbe essere alle porte. Per la prima volta, un paziente ha ricevuto un trapianto di isole pancreatiche senza dover assumere farmaci immunosoppressori, grazie all’uso di cellule geneticamente modificate. Lo studio arriva dalla Università di Uppsala, in Svezia, e i suoi risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine.

Il trapianto di isole pancreatiche – cellule deputate alla produzione di insulina – rappresenta una delle procedure più promettenti per i pazienti che, nonostante la terapia insulinica, non riescono a tenere sotto controllo la glicemia. Tuttavia, finora la necessità di una terapia immunosoppressiva ne ha limitato l’uso, a causa dei potenziali gravi effetti collaterali.

La speranza diventa concreta

Il trapianto di isole pancreatiche – cellule deputate alla produzione di insulina – rappresenta una delle procedure più promettenti per i pazienti che, nonostante la terapia insulinica, non riescono a tenere sotto controllo la glicemia. Tuttavia, finora la necessità di una terapia immunosoppressiva ne ha limitato l’uso, a causa dei potenziali gravi effetti collaterali.

Ora però, la speranza è concreta. Le cellule utilizzate sono parte di una terapia sperimentale denominata UP421, ottenute da un donatore e poi modificate con la tecnica di gene editing CRISPR per renderle invisibili al sistema immunitario del paziente. Impiantate nell’avambraccio, sono rimaste vitali per almeno 12 settimane, producendo piccole quantità di insulina.

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I medici sono fiduciosi

Un risultato accolto con entusiasmo dalla comunità scientifica, che ora attende nuovi test per verificare la ripetibilità e l’efficacia del metodo su larga scala. Se confermato, questo approccio potrebbe estendere a molti più pazienti l’accesso a una cura potenzialmente risolutiva, migliorando sia la qualità della vita che la sicurezza del trattamento. “Si tratta di una prova di principio, non ancora di una terapia efficace”, chiarisce durante un'intervista con Ansa, Lorenzo Piemonti, direttore del Diabetes Research Institute del San Raffaele di Milano. “Ma è la prima volta che dimostriamo che cellule pancreatiche modificate possono sopravvivere nell’uomo senza immunosoppressione”.

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