Parkinson, una donna capace di “annusarlo” ha aiutato a sviluppare un test diagnostico

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Si chiama Joy Milne, ha 72 anni e vive a Perth, in Scozia. Ha notato che l’odore emanato da suo marito era cambiato ben dodici anni prima che i medici gli diagnosticassero la malattia neurologica

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Joy Milne è una donna di 72 anni che vive a Perth, in Scozia, e ha una capacità fuori dal comune: grazie al suo olfatto sviluppato può riconoscere il caratteristico odore emanato da chi ha il morbo di Parkinson. Se n’è accorta per la prima volta quando suo marito, Les, aveva 33 anni. All’improvviso il corpo dell’uomo aveva iniziato a emettere un odore diverso dal solito, più muschiato e sgradevole. Dodici anni dopo, i medici hanno scoperto che Les aveva il morbo di Parkinson.

 

Questa capacità fuori dal comune ha attirato l’attenzione dei ricercatori, che hanno deciso di provare a capire nel dettaglio cosa fiutasse Milne e come sfruttarlo per identificare le persone con il Parkinson. A distanza di anni, gli esperti dell’Università di Manchester sono riusciti a sviluppare un test capace di riconoscere chi soffre della malattia neurologica tramite l’uso di un semplice cotton fioc fatto scorrere sulla nuca. L’analisi di quest’ultimo permette di identificare eventuali molecole associate al Parkinson. L’incredibile storia della dona è stata raccontata dalla BBC e da Sky News.

L’importanza di una diagnosi tempestiva

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Anche se lo studio è ancora nelle sue prime fasi, i ricercatori sono entusiasti per le possibili applicazioni future del nuovo test. Al momento, infatti, la diagnosi del morbo di Parkinson si basa solo sull’analisi della storia clinica del paziente e dei sintomi manifestati, che può richiedere del tempo e non è sempre precisa. Se il nuovo metodo dovesse rivelarsi efficace anche al di fuori di condizioni ideali come quelle presenti in laboratorio, la situazione potrebbe cambiare.

 

La signora Milne ha collaborato allo sviluppo del test perché riteneva “inaccettabile” che i pazienti con il morbo di Parkinson ricevessero una diagnosi solo quando la malattia aveva già causato dei danni neurologici importanti. “Penso che sia necessario riuscire a identificarla molto prima, proprio come avviene con il cancro e il diabete. Le diagnosi tempestive possono condurre a dei trattamenti più efficaci e a delle condizioni di vita migliori”, ha spiegato. Ha aggiunto che “è stato dimostrato che l’esercizio fisico e un cambio di regime alimentare possono fare una grande differenza”.

 

L’odore del sebo

Milne ha raccontato che suo marito, un ex dottore, era determinato a trovare il ricercatore giusto per studiare l’esistenza di un legame tra il morbo di Parkinson e l’odore percepito dalla moglie. Nel 2012 la coppia si rivolse al dottor Tilo Kunath dell’Università di Edimburgo, che accettò di aiutarli e iniziò a fare squadra con la professoressa Perdita Barran per studiare l’olfatto della signora Milne. I ricercatori ritenevano che l’odore percepito da lei potesse essere causato da un cambiamento chimico del sebo causata dal Parkinson. 

 

Durante le fasi preliminari del loro studio, chiesero alla signora Milne di annusare delle magliette indossate da varie persone, alcune delle quali avevano il Parkinson e altre no. La donna si rivelò in grado di riconoscere con precisione chi soffriva della patologia. Inoltre, notò la presenza del Parkinson in una persona che avrebbe ricevuto la diagnosi solo otto mesi dopo. Di fronte a questi risultati, gli scienziati iniziarono a usare dei cotton fioc sui pazienti per cercare le molecole associate alla malattia.

 

I risultati ottenuti

Solo nel 2019, il team guidato dalla professoressa Barran è finalmente riuscito a raggiungere questo importante risultato. Ora i ricercatori si stanno basato sulla scoperta per mettere a punto un test utile per la diagnosi rapida e precoce del Parkinson. Nello studio, pubblicato sul Journal of the American Chemical Society, gli esperti hanno spiegato come il sebo possa essere analizzato tramite la spettrometria di massa per identificare la malattia. Questa tecnica analitica permette di riconoscere le molecole presenti solo nelle persone con il Parkinson. Finora gli scienziati hanno paragonato i campioni raccolti da 79 persone con la malattia con 71 legati a un gruppo di controllo, ottenendo dei risultati incoraggianti. 

 

L’olfatto della signora Milne potrebbe identificare alte malattie?

La signora Milne sta continuando a collaborare con vari ricercatori internazionali per provare a capire se il suo naso sia in grado di fiutare altre malattie, come il cancro e la tubercolosi. L’olfatto sviluppato della donna è un alleato incredibile per la ricerca, ma nella vita quotidiana le causa vari problemi. “Devo andare a fare la spesa molto tardi, perché faccio fatica a sopportare i profumi indossati dalle persone. Inoltre, non posso andare nel reparto del supermercato dove ci sono tutti i prodotti chimici. Però sono stata in Tanzania per collaborare alle ricerche sulla tubercolosi e negli Stati Uniti, dove ho contribuito a degli studi preliminari sul cancro. Questo naso è una maledizione, ma non priva di benefici”. I medici l’hanno invitata a non dire alle persone che incrocia per strada che potrebbero avere il Parkinson. “Nessun medico di famiglia prenderebbe sul serio un paziente che si presenta di lui convinto di avere il Parkinson solo perché ha incontrato per strada una donna capace di fiutarlo! Forse in futuro le cose cambieranno, ma per ora la situazione è questa”.

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