Covid, scienziati su Nature: "È tardi per fermare Omicron con divieti viaggi"

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I divieti di viaggio rischiano anche di rallentare la ricerca sulla variante, limitando l'arrivo di forniture di laboratorio importate. Lo sostengono diversi scienziati in un articolo pubblicato su Nature, nel quale sottolineano che queste misure hanno un costo significativo per i Paesi interessati

Più di 50 Paesi nel mondo hanno intensificato i controlli alle frontiere per rallentare la diffusione della variante Omicron di Sars-CoV-2. Ma è improbabile che i divieti e le restrizioni sui viaggi terranno il nuovo ceppo del coronavirus fuori dai confini nazionali. Lo sostengono diversi scienziati in un articolo pubblicato su Nature, nel quale sottolineano che queste misure hanno un costo significativo per i Paesi interessati. (COVID: LE ULTIME NOTIZIE IN DIRETTA - VACCINO COVID: DATI E GRAFICI SULLE SOMMINISTRAZIONI IN ITALIA, REGIONE PER REGIONE)

"Le restrizioni sui viaggi rischiano di rallentare la ricerca"

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Secondo alcuni scienziati, inoltre, i divieti di viaggio rischiano di rallentare la ricerca urgente su Omicron, limitando l'arrivo di forniture di laboratorio importate. Karen Grépin, economista sanitaria dell'Università di Hong Kong che studia proprio le misure di controllo delle frontiere, non si dice "ottimista sul fatto che il modo in cui queste misure vengono implementate avrà un impatto in questo momento". "È troppo tardi. La variante sta circolando a livello globale", ha aggiunto Kelley Lee, che studia salute globale alla Simon Fraser University di Burnaby, in Canada.
La maggior parte dei divieti di viaggio riguarda il Sudafrica, che ha lanciato l'allarme su Omicron il 24 novembre, e il Botswana, che ha segnalato i primi casi della variante. Ma molti Paesi fermano anche i visitatori dai vicini Lesotho, Eswatini, Zimbabwe e Namibia. Nella provincia più popolosa del Sudafrica, Gauteng, Omicron rappresenta ormai la maggior parte dei campioni di virus sequenziati nelle ultime settimane. Ma per gli scienziati è troppo tardi per fermare la variante anche altrove. Tant'è che, "non appena i Paesi iniziano a cercarla la trovano, quindi il vantaggio temporale è probabilmente andato", ha sottolineato Grépin.

Divieti di viaggio: i possibili "effetti collaterali"

Secondo i ricercatori, inoltre, le restrizioni ai confini potrebbero dissuadere le nazioni dall'avvisare il mondo di varianti future.
"Il divieto di viaggio influenzerà paradossalmente la velocità con cui gli scienziati sono in grado di indagare", ha affermato Shabir Madhi, vaccinologo dell'Università del Witwatersrand a Johannesburg, in Sudafrica. I ricercatori, inoltre, potrebbero anche avere difficoltà a condividere i campioni con i collaboratori a livello globale.
"Entro la prossima settimana, se non cambierà nulla, esauriremo i reagenti per il sequenziamento", ha aggiunto Tulio de Oliveira, bioinformatico dell'Università di KwaZulu-Natal a Durban, in Sudafrica.
Nell'articolo, gli scienziati sottolineano, inoltre, che le misure di controllo delle frontiere dovrebbero essere utilizzate insieme agli sforzi per rafforzare gli interventi di salute pubblica, come il distanziamento sociale, l'uso di mascherine e la vaccinazione. "Perché gli studi genomici hanno dimostrato che i casi alla fine sfuggiranno alle maglie delle restrizioni. In definitiva, lo scopo dovrebbe essere quello di far guadagnare ai Paesi il tempo necessario per preparare i loro sistemi sanitari per il potenziale impatto di Omicron", ha sottolineato Grépin. Ma a meno che questi Paesi non implementino misure interne, è difficile sapere per cosa "stiamo guadagnando tempo", ha concluso Catherine Worsnop, che studia la cooperazione internazionale durante le emergenze sanitarie globali al Università del Maryland in College Park.

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