Terza dose vaccino, frenata in Usa. Cdc: cala efficacia Pfizer contro ricoveri dopo 4 mesi

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Sì solo agli over 65 per la terza somministrazione. La conclusione del comitato scientifico consultivo della Food and Drug Administration è arrivata dopo una lunga discussione, con una votazione ad ampia maggioranza: 16 a 3. Ora la decisione finale spetta alla stessa Fda. Intanto secondo uno studio del Cdc l'efficacia del vaccino Pfizer contro i ricoveri cala dal 91% al 77% dopo 4 mesi, mentre Moderna passa dal 93% al 92%

No alla terza dose del vaccino anti Covid di Pfizer indiscriminatamente per tutte le persone dai 16 anni in su. Via libera, invece, per la fascia d'età degli over 65 e per i più  vulnerabili, a partire dal sesto mese dopo la seconda dose. È questa la conclusione del comitato scientifico consultivo della Food and Drug Administration (Fda), l'agenzia federale Usa preposta alla sicurezza dei farmaci. La posizione è maturata dopo una lunga discussione, con una votazione ad ampia maggioranza, 16 a 3. Ora la decisione finale, la prossima settimana, spetta alla Fda, che generalmente segue le raccomandazioni dei propri esperti indipendenti. Sempre per quanto riguarda il vaccino Pfizer, è emerso che l'efficacia contro i ricoveri causati dal Covid cala significativamente dopo 4 mesi dalla seconda dose, mentre Moderna resta efficace (AGGIORNAMENTI LIVE - SPECIALE).

L'efficacia di Pfizer e Moderna dopo quattro mesi

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I dati sull'efficacia dei vaccini - riporta il New York Times - emergono da uno studio diffuso dal Centers for Disease Control and Prevention poco prima del parere del comitato di esperti della Fda. Secondo Cdc Pfizer è efficace al 91% nel prevenire i ricoveri fino a 4 mesi dopo la seconda dose, poi l'efficacia cala al 77%. I dati relativi a Moderna indicano un'efficacia dopo quattro mesi contro i ricoveri al 92%, virtualmente identica al 93% iniziale. Lo studio è basato sull'analisi di 3.700 adulti ricoverati negli Stati Uniti fra marzo e agosto. Per Johnson & Johnson non ci sono invece dati comparabili dato che il campione esaminato non includeva abbastanza persone che avevano ricevuto l'unica dose J&J. Secondo il New York Times, i dati del Cdc si contrappongono ad altri studi secondo i quali l'efficacia del vaccino Pfizer contro i ricoveri resta sopra il 90% nonostante la variante Delta.

Le riflessioni degli esperti sulla terza dose

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Per quanto riguarda, invece, la terza somministrazione, gli esperti hanno contestato che i dati - anche quelli provenienti da Israele - giustificano una dose extra quando in realtà i vaccini sembrano offrire una robusta protezione contro le forme più gravi di coronavirus e le ospedalizzazioni, almeno negli Usa. "Non è chiaro che tutti abbiano bisogno del rinforzo, tranne una sottocategoria di popolazione che chiaramente sarebbe ad alto rischio di una grave malattia", ha spiegato il dottor Michael G. Kurilla, membro del comitato e un dirigente del National Institutes of Health (Nih).  Pochi giorni prima della riunione del panel di esperti dell'Fda, inoltre, era stato pubblicato su 'The Lancet' uno studio nel quale un gruppo di scienziati aveva sottolineato che la protezione del vaccino cala, con il  tempo, per le affezioni leggere, ma continua a persistere per i sintomi gravi. Lo studio, firmato anche da due alti funzionari dell'Fda, concludeva quindi che una distribuzione di richiami su larga scala non è al momento opportuna.

La strategia di Biden

Il presidente Usa Joe Biden aveva annunciato un mese fa un piano da avviare il 20 settembre per il 'booster' da somministrare almeno otto mesi dopo la seconda dose (o la prima nel caso di Johnson & Johnson), previo ok della Fda e del Centers for Disease Control and Prevention (Cdc). Ma dopo due settimane i dirigenti di entrambe le agenzie avevano detto alla Casa Bianca che avevano bisogno di più tempo per analizzare i dati e che si sarebbero espressi solo su Pfizer. E ora Biden sarà con tutta probabilità costretto a fare definitivamente marcia indietro. Intanto, dovrà anche pronunciarsi il comitato consultivo del Cdc, che dalle discussioni precedenti potrebbe orientarsi verso inoculazioni "su misura" per le persone più anziane o più vulnerabili. Nel frattempo Biden sta anche negoziando con Pfizer per acquistare altre 500 milioni di dosi da donare all'estero, che porteranno il numero totale a 1,15 milioni di dosi, circa un decimo del fabbisogno mondiale.

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