La voce materna ridurebbe il dolore nei bambini prematuri. Lo studio

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È quanto emerso da uno studio condotto dai ricercatori dell'Università della Valle d'Aosta, che ha valutato gli effetti di un precoce contatto con la voce della mamma su 20 bimbi

Sentire la voce della mamma potrebbe aiutare i bambini prematuri a gestire meglio il dolore, quando sottoporsi a procedure mediche dolorose. A suggerirlo sono i risultati di un nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell'Università della Valle d'Aosta, in collaborazione con i colleghi dell'Università di Ginevra e dell'Usl Valle d'Aosta. La ricerca apre la strada all'identificazione di metodi alternativi per alleviare la sofferenza dei bimbi prematuri, spesso sottoposti a trattamenti anche dolorosi senza che si possano utilizzare troppi farmaci analgesici in quanto possono essere dannosi per il loro sviluppo.

Lo studio nel dettaglio

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Per compiere lo studio, il team di ricerca, coordinato da Manuela Filippa, Mariagrazia Monaci, Carmen Spagnuolo, Paolo Serravalle, Roberta Daniele e Didier Grandjean, ha valutato gli effetti di un precoce contatto con la voce materna su 20 bimbi nati prematuri, confrontando diversi valori quando sottoposti a procedure mediche dolorose senza e con la presenza materna. Dall'analisi è emerso che quando la mamma parla al suo bambino durante la procedura dolorosa i segnali delle espressioni di sofferenza del neonato diminuiscono e anche il suo livello di ossitocina (ormone legato alla modulazione del dolore) aumenta significativamente.
I risultati dello studio confermano, dunque, che la presenza dei genitori in terapia intensiva può avere un notevole impatto sul benessere dei bimbi prematuri. L'analisi, descritta su Scientific Reports, è stata ripresa da diversi media internazionali. "Una risonanza incoraggiante che sottolinea il valore della collaborazione fra gli enti di ricerca presenti sul nostro territorio e ci sprona a continuare ad indagare sull'importanza della presenza dei genitori nel delicato contesto delle cure intensive", ha commentato Mariagrazia Monaci, tra le ricercatrici che hanno condotto lo studio. "Oltre ad esercitare un ruolo protettivo, il loro coinvolgimento nell'aiutare i loro bambini può aiutare a rinforzare il legame di attaccamento essenziale per lo sviluppo infantile che è dato per scontato coi bambini nati a termine ma può essere compromesso dalla condizione di separazione in cui i bambini prematuri affrontano i primi giorni di vita", ha concluso la ricercatrice.

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