Vaccino Covid, open day giovani con AstraZeneca e J&J: i dubbi e i pareri degli esperti

Salute e Benessere

I due preparati Vaxzevria e Janssen sono stati approvati dai 18 anni in su, ma sono raccomandati dall'Agenzia italiana del farmaco per gli over 60. Secondo alcuni studi nelle fasce più basse d'età, con una bassa circolazione del virus, i rischi dell'inoculazione di un preparato a vettore virale potrebbero essere leggermente superiori ai benefici

Sono oltre 39 milioni gli italiani che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino e, tra questi, 13 milioni hanno completato il ciclo vaccinale. Alcune regioni continuano la campagna di immunizzazione contro il Covid anche attraverso gli open day appositamente dedicati durante i quali non si utilizzano soltanto preparati a Rna (Pfizer e Moderna), ma soprattutto quelli a vettore virale, Vaxzevria di AstraZeneca e il monodose Janssen di Johnson&Johnson. I due preparati sono stati approvati dai 18 anni in su ma raccomandati dall'Aifa per gli over 60. Alcuni esperti hanno manifestato dubbi sulla somministrazione dei vaccini a vettore virale su alcune fasce di età. Il dibattito è aperto. "Con una bassa circolazione virale, nelle persone di età inferiore a 30 anni i rischi di AstraZeneca possono essere maggiori dei benefici”, ha scritto per esempio, su Twitter, citando come riferimento il documento del 23 aprile scorso dell'Agenzia Europea dei medicinali (Ema), Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe (VACCINO ANTI-COVID, TUTTE LE NEWS).

I dati sul rapporto rischi e benefici

Secondo un altro report dell’Università di Cambridge sul vaccino anti-Covid di AstraZeneca, con uno scenario di bassa circolazione del virus i benefici sono nettamente superiori ai rischi nella fascia di età 60-69 anni, mentre nella fascia di età 20-29 anni i rischi diventano leggermente superiori ai benefici. A guardare i dati forniti dall’Ema ai livelli attuali di circolazione del Covid, pari a 375 casi su 100mila persone in un mese, i ricoveri in terapia intensiva evitati con la somministrazione del vaccino AstraZeneca a soggetti nella fascia d’età tra i 20 e i 29 anni sono 3 ogni 100mila, mentre i casi di trombosi rara sono 1,9 ogni 100 mila.

20-29 anni vaccinati con AstraZeneca

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Non tutte le regioni organizzano open day, in Lombardia per esempio non se ne fanno. La Campania, il Friuli Venezia Giulia e l'Umbria sono quelle che hanno somministrato il maggior numero di dosi ai giovani tra i 20 e i 29 anni, coprendo rispettivamente il 26,1%, 21,8% e 21,3% di questa fascia di popolazione. In questa graduatoria, che comprende anche la province autonome di Trento e di Bolzano, quest'ultima ha raggiunto già il 30,3% mentre la Lombardia è al 20,7%, la Sicilia al 20,3% e la Basilicata al 20%. Il governatore Massimiliano Fedriga ha comunque spiegato che, seguendo le raccomandazioni di Aifa, in Friuli Venezia Giulia AstraZeneca e J&J vengono inoculati soltanto agli over 60. Proprio, per quanto riguarda la fascia di età 60-69 anni, in Italia, il 22,6% risulta ancora non vaccinato, mentre il 45,6% ha ricevuto soltanto una dose.

prime dosi AstraZeneca somministrate l'8 giugno in Italia

La lettera dei 24 medici vaccinatori di Genova

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A manifestare inizialmente dubbi sui vaccini a vettore virale su alcune fasce d'età sono stati 24 medici vaccinatori di Genova che attraverso una lettera si sono schierati contro gli open day per i giovani con AstraZeneca "perché la somministrazione di questo vaccino ai soggetti minori di 40 anni, in particolare di sesso femminile, potrebbe comportare più rischi che benefici, causando anche se raramente complicanze potenzialmente mortali". L'appello è arrivato dopo il caso della 18enne colpita da trombosi. La giovane aveva fatto il vaccino anti-Covid di AstraZeneca il 25 maggio in un open day ed è ricoverata a Genova.

AstraZeneca uso in Italia

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"Vaccinare negli studi dei medici di famiglia per puntare sulla qualità della vaccinazione, somministrata da un medico che conosce bene il paziente che ha di fronte, e non sulla quantità" è la soluzione ideale secondo Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), che ad Adnkronos Salute, commenta la lettera dei 24 medici vaccinatori. "Non condivido queste posizioni - aggiunge Scotti -. Oggi per tutti i vaccini, nessuno escluso, il calcolo rischio beneficio è sempre a favore dei vaccini. Ma credo che la vaccinazione nei nostri studi sia la scelta di qualità da intraprendere". Invece "gli open day continuano ad andare nella direzione della vaccinazione quantitativa rispetto a quella qualitativa che noi proponiamo, ovvero la possibilità di riportarla verso un atto medico”.

vaccinazione 60-69 anni

Viola: "Sbagliato proporre questi vaccini ai giovani"

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Netta la posizione di Antonella Viola, immunologa, docente di patologia generale a Padova nei confronti dei preparati di AstraZeneca e J&J. “È sbagliatissimo - dice al Corriere della Sera - proporre questi vaccini ai giovani, specialmente alle donne. Sono sempre stata convinta che non bisognerebbe darli a persone di età inferiore ai 55 anni". Secondo l'immunologa  "per non aver dubbi. basta leggere un lavoro uscito sulla rivista Science dove si spiega come man mano che si scende con l’età i rischi di ricevere questi vaccini superano ampiamente i benefici. Nei più giovani il pericolo di avere conseguenze gravi a causa del Covid è invece molto basso. Ecco perché la Francia ha stabilito di limitare i due vaccini a vettore virale agli over 55".

 

dosi in arrivo entro 30 settembre

L'associazione Luca Coscioni scrive al governo

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Perplessità sono state espresse anche dall’associazione Luca Coscioni, che ha scritto al governo e al commissario per l’emergenza Covid  una lettera contro l'utilizzo del vaccino AstraZeneca per i giovani. “L’iniziativa degli open days AstraZeneca - scrive l’associazione - sembra mossa da buone intenzioni e sta riscuotendo grande successo, ma non è nel miglior interesse dei giovani". Secondo l'associazione  "nei soggetti under 30 che non abbiano comorbidità, la letalità per Covid-19 in Italia è vicina allo zero e rarissima è l’ospedalizzazione, mentre il rischio di trombosi venosa trombocitopenica per loro supera il beneficio del vaccino, ed è sufficiente a sconsigliare la vaccinazione con AstraZeneca, in accordo alle raccomandazioni Aifa".

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