Scoperta una nuova possibile arma contro i tumori

Salute e Benessere
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Il risultato si deve a un team di ricercatori dell'Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) che, in collaborazione con altri atenei, hanno scoperto un processo potenzialmente utile per inibire la crescita delle cellule tumorali

I ricercatori dell'Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) in collaborazione con i colleghi di altri atenei hanno identificato una possibile nuova arma contro i tumori. In particolare, hanno scoperto un processo utile per inibire la crescita delle cellule tumorali, che potrebbe aprire la strada a nuove prospettive di cura contro le neoplasie.

Lo studio nel dettaglio

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Per compiere lo studio, descritto sulle pagine della rivista specializzata eLife, il team di ricerca si è concentrato sulle cellule tumorali con mutazioni nei geni che codificano per il complesso proteico noto come coesina.
Questo complesso proteico, come spiegato dal coordinatore dello studio, Antonio Musio del Cnr-Irgb, "contribuisce a una corretta divisione cellulare, all’organizzazione tridimensionale del nucleo e alla regolazione dell’espressione genica”. In particolare, il suo non corretto funzionamento destabilizza la cellula e la fa crescere in maniera incontrollata.  
Studiando l’efficacia di 3.009 composti chimici (di cui 2.399 approvati dalla Food and Drug Administration) nell’inibire la crescita delle cellule tumorali con mutazioni a carico della coesina, il team di ricerca è riuscito a selezionare 206 composti. "Particolarmente interessante si è rivelato il composto LY2090314. Inibendo il gene GSK3, tale composto attiva la via biochimica di Wnt, una famiglia di glicoproteine, determinando un’efficace riduzione della crescita cellulare”, ha spiegato Musio.

Processo testato su cellule tumorali umani in coltura

Il meccanismo emerso dall'analisi è stato successivamente testato con successo sia su cellule tumorali umane in coltura sia in un animale di laboratorio (lo zebrafish).  
“Siamo impegnati da anni a comprendere il ruolo della coesina nello sviluppo tumorale e i risultati della ricerca aprono nuove prospettive per la cura delle neoplasie”, ha concluso il ricercatore dell’istituto Cnr-Irgb. “Il fine di tali studi è aprire la strada allo sviluppo di terapie. In questo ambito la coesina potrebbe rappresentare un bersaglio molecolare per impedire il processo neoplastico”.

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