Tubercolosi, la “restrizione calorica controllata” come possibilità di cura e prevenzione

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Grazie ad uno studio condotto da un gruppo di esperti dell’Università di Napoli Federico II, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dell’Istituto Superiore di Sanità e di altri gruppi di ricerca nazionali ed internazionali, è stato possibile dimostrare come la restrizione calorica controllata sia “in grado sia di prevenire sia di bloccare l'infezione da Mtb polmonare”, di cui si ammalano ogni anno 10 milioni di persone nel mondo 

In passato, ma anche in tempi più recenti, la tubercolosi, una malattia infettiva causata da vari ceppi di micobatteri, soprattutto mycobacterium tuberculosis (MTB), chiamato anche bacillo di Koch, era tipica di giovani adulti e si associava spesso a stati di denutrizione e ridotto apporto calorico e proteico. Però, con l’avvento dell’era antibiotica e con le migliorate condizioni sociali e igieniche, la tubercolosi si è notevolmente ridotta nei Paesi più ricchi, rimanendo una grave emergenza sanitaria, specie nelle aree del mondo dove la denutrizione era prevalente. Ogni anno 10 milioni di persone si ammalano di questa malattia che, nonostante sia in parte prevenibile e curabile, uccide 1,4 milioni di persone ogni 12 mesi, rendendolo uno tra i principali killer infettivi. Oggi, grazie ad uno studio di cui ha dato diffusione l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), gli esperti hanno individuato la riduzione controllata dell’apporto di calorie, senza che ciò comporti la denutrizione, come possibilità di cura e prevenzione e nella terapia della tubercolosi e di altre infezioni.

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In particolare, la ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Cell Metabolism”, è stata coordinata dal professor Giuseppe Matarese del dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche dell’Università di Napoli Federico II e dalla dottoressa Carla Palma del dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, in team con una serie di ricercatori appartenenti ad altre istituzioni nazionali ed internazionali. Secondo gli esperti “le alterazioni del metabolismo come sovrappeso, diabete e obesità, così frequenti nelle società con maggior benessere, si associano ad una maggiore frequenza di tubercolosi e altre infezioni”. Nela ricerca e grazie ad una serie di studi effettuati su un modello sperimentale di topo ad alta suscettibilità per la tubercolosi, il gruppo di ricercatori ha dimostrato che la restrizione calorica controllata “è in grado sia di prevenire che di bloccare l'infezione da Mtb polmonare. Nello specifico si osservava una riduzione del danno infiammatorio del polmone attraverso una ‘riprogrammazione immunometabolica’ che portava ad una maggiore capacità di ‘killing’ da parte delle cellule immunitarie nei confronti del Mtb”, si legge nel comunicato dell’Iss.

Nuove strategie di cura e prevenzione

Questi risultati, sostengono i ricercatori, possono proporre così la restrizione controllata come una nuova strategia nella gestione dell'infezione da Mtb, anche e soprattutto in quei Paesi in cui la tubercolosi è in rapido aumento, specie se in associazione con sovrappeso e obesità. Ma non solo, perché gli esiti di questo studio possono aprire anche nuove frontiere nel trattamento di altre infezioni “in cui il danno infiammatorio collaterale del polmone è determinante ai fini delle conseguenze più gravi nei pazienti infetti, come nel caso dell’infezione da coronavirus Sars-CoV-2”, spiegano gli esperti.

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