Covid, Pregliasco: “Con i numeri attuali si rischia una terza ondata"

Salute e Benessere

Per il virologo dell’Università Statale di Milano servono delle regole più rigorose per affrontare l’emergenza. “Necessario prolungare la zona rossa anche dopo il sei gennaio”

L’eventuale terza ondata, la necessità di nuove misure, il vaccino: sono questi i punti principali che Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università Statale di Milano, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi e presidente dell’Anpas, ha toccato durante la sua intervista a “La Stampa”. “L’anno nuovo non promette bene. I numeri di questi giorni non consentono di stare tranquilli e prefigurano una terza ondata. Si spera che non diventi un’ondona”, ha spiegato l’esperto. “Gli ultimi dati dimostrano la stanchezza del lockdown, ma ora la curva rallenta troppo lentamente, per cui è urgente intervenire con nuove misure”, ha aggiunto. Il virologo ha anche sottolineato che la diffusione della nuova variante di Sars-CoV-2, scoperta per la prima volta nel Regno Unito, rende indispensabile “velocizzare la campagna di vaccinazione”.

La necessità della zona rossa

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Parlando delle misure da adottare, Pregliasco ha spiegato la necessità di una zona rossa prolungata anche dopo il sei gennaio. “Il colore rosso è stato necessario perché a dicembre la popolazione non era abbastanza attenta. Durante le feste è stato concesso qualche strappo, ma pranzi, cene e ritrovi vanno dimenticati fino al vaccino”. Il virologo ha sottolineato che per vedere i primi risultati della campagna vaccinale sarà necessario attendere diversi mesi. Pregliasco ha aggiunto che “bisognerebbe rivedere i 21 parametri che permettono di cambiare colore, perché in alcuni casi si sono dimostrati insufficienti”.

 

La riapertura delle scuole

“Con l’attuale circolazione del virus, le scuole sono pericolose sia per quello che vi succede dentro sia per il traffico che innescano, ma ha senso il tentativo di riaprirle parzialmente per valutare nel tempo gli effetti ed eventualmente ricalibrarsi”, ha affermato Pregliasco nel corso dell’intervista. “Anche perché la scuola ha pari dignità rispetto ai servizi essenziali e ai luoghi di lavoro, che fino a qui si è cercato di privilegiare sacrificando invece svaghi e turismo”, ha aggiunto.

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