Alzheimer, uno studio indica che l’amnesia non è il primo segnale

Salute e Benessere

“C’è solo una moderata corrispondenza del sintomo con l’Alzheimer”, spiegano i ricercatori dell’Inserm, dell’Ospedale universitario di Lille e dell’Università di Lille nella loro nuova ricerca, pubblicata di recente sulla rivista Neurobiology of Aging

Pur essendo uno dei sintomi più comuni del morbo di Alzheimer, l’amnesia non è il segnale che identifica l’esordio della malattia. Il disturbo della memoria, infatti, può manifestarsi anche nei pazienti affetti da altre patologie neurodegenerative. “C’è solo una moderata corrispondenza del sintomo con l’Alzheimer”, spiegano i ricercatori dell’Inserm, dell’Ospedale universitario di Lille e dell’Università di Lille nel loro nuovo studio, pubblicato di recente sulla rivista Neurobiology of Aging.

 

L’amnesia è associata ad altre patologie neurodegenerative

 

Come spiegano i ricercatori, l’amnesia è associata anche ad altre malattie neurodegenerative. È presente, per esempio, nel 50% dei casi di degenerazione frontotemporale, patologia che presenta una prognosi e un decorso differenti dal morbo di Alzheimer. Anche se le soluzioni terapeutiche proposte differiscono e per i pazienti potrebbe essere deleterio seguire un trattamento pensato per aiutare chi soffre di Alzheimer. 

 

La diagnosi dell’Alzheimer

 

Nel corso del loro studio, i ricercatori hanno dimostrato solo una moderata corrispondenza tra la gravità dell’amnesia e la presenza di una patologia di Alzheimer che è stata poi confermata dalla diagnosi neuropatologica. Un terzo dei pazienti col morbo di Alzheimer non aveva problemi di memoria e quasi la metà dei pazienti senza questa patologia soffriva di amnesia. “I nostri risultati confermano che la diagnosi basata sull’amnesia come marker sistematico della malattia di Alzheimer ha una rilevanza limitata”, spiega Maxime Bertoux, uno degli autori della ricerca. “Ciò ci invita a ripensare al modo in cui questa malattia viene diagnosticata”, conclude l’esperto.

 

Il legame tra qualità del sonno e Alzheimer

 

I risultati di un’altra ricerca, svolta dai ricercatori dell’Università di Berkeley, indicano che la qualità del sonno può rivelarsi un utile indicatore per stimare quanto sia probabile che una persona possa sviluppare il morbo di Alzheimer. Nel corso dello studio gli esperti sono riusciti a dimostrare che le persone che hanno un sonno più frammentato a onde lente, con movimenti oculari meno rapidi (non REM) hanno maggiori probabilità di manifestare un aumento della proteina beta-amiloide, un fattore chiave nell’insorgenza e nella progressione della malattia.

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