Covid-19, Oms: “Questa settimana arriveremo a 20 milioni di casi”

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Lo ha riferito il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus nel consueto briefing sul coronavirus

"Questa settimana arriveremo a 20 milioni di casi di coronavirus e 750.000 morti. Dietro questi numeri c’è un grandissimo dolore e una grandissima sofferenza. Ma c’è anche la speranza di ribaltare la situazione. Non è mai troppo tardi". Lo ha riferito il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel consueto briefing sul coronavirus (LE ULTIME NOTIZIE IN DIRETTA). 

 

Oms: “Covid-19 non stagionale, se si allenta pressione torna”

 

"La seconda ondata in Europa era inevitabile. Dopo potrebbe essercene un'altra e un'altra ancora. Questo virus non è stagionale ma ha dimostrato che se si allenta

la pressione ritorna”, ha dichiarato il capo per le emergenze dell'Oms, Mark Ryan, sottolineando come adesso la differenza “la faccia la risposta a queste fiammate" del coronavirus. 

 

Oms: “Italia e Spagna hanno agito e hanno soppresso il virus” 

 

Durante in briefing sul coronavirus, il direttore generale dell'Oms ha anche elogiato la risposta dell’Italia e di altri Paesi ai nuovi focolai di coronavirus

"Paesi come Francia, Germania, Corea del Sud, Spagna, Italia e Gran Bretagna hanno avuto grandi focolai di coronavirus ma hanno agito e sono stati in grado di sopprimerlo”, ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus. "Quei Paesi che ce l'hanno fatta stanno riaprendo settori della società con un approccio basato sul calcolo del rischio ma rimanendo vigili su potenziali focolai di Covid-19", ha concluso.

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Preoccupano anche i nuovi dati sulla pandemia di Covid-19 recentemente pubblicati dall’Oms. Il numero di casi tra bambini e neonati, secondo le stime dell’Agenzia Onu, si è moltiplicato dal 24 febbraio scorso di sette volte e di sei, invece, tra i giovani. 

Una tendenza che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità può essere spiegata da diversi fattori quali “la diagnosi precoce e i test inizialmente incentrati sull'identificazione di casi con sintomi gravi, che si vedono più frequentemente tra le persone anziane”. Oppure ancora dal “rilevamento di casi più lievi, da test maggiormente estesi, da epicentri di focolai che si spostano in Paesi con profili di età più giovane o, ancora, da un aumento dei comportamenti a rischio dopo l'allentamento delle misure di distanziamento sociale”. 

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