Coronavirus, pronto il piano per terapie intensive e unità malattie infettive

Salute e Benessere

Il Governo prevede un incremento dei posti in terapia intensiva, oltre che nelle unità di pneumologia e infettive, per affrontare il crescente numero di casi di Covid-19 che crea difficoltà agli ospedali 

Un aumento del 50% dei posti in terapia intensiva e del 100% di quelli disponibili nelle unità di pneumologia e malattie infettive. È questo il piano con cui il Governo intende affrontare l’emergenza legata all’epidemia di coronavirus in Italia (GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI), che sta provocando l’affollamento di questi reparti negli ospedali che devono gestire i numerosi casi di Covid-19 (COME DISTINGUERLO DALL'INFLUENZA) sul territorio. A comunicarlo è una circolare del Ministero della Salute, nella quale viene sottolineata anche la necessità di “ridistribuire il personale sanitario per l’assistenza, con un percorso formativo ‘rapido’, qualificante per il supporto respiratorio per infermieri e medici”.

Ospedali e coronavirus, il nuovo piano del Governo

L’esplosione del numero di casi di Covid-19 in Italia, a causa della sempre maggiore diffusione del coronavirus (LO SPECIALE) originato in Cina (LE TAPPE DELL'EPIDEMIA), sta mettendo in difficoltà le strutture sanitarie della Penisola che dispongono di un numero limitato di posti nei reparti di terapia intensiva, circa 5000 in tutto il Paese. Per questa ragione il Governo si prepara a varare un nuovo piano descritto in una circolare pubblicata dal Ministero della Salute, che fa riferimento a un aumento del 50% dei posti letto nei reparti dedicati ai casi più critici e a un raddoppio di quelli previsti nelle unità di pneumologia e malattie infettive, predisposte ad accogliere i pazienti colpiti dalla malattia respiratoria Covid-19 (DA QUANDO IL VIRUS CIRCOLA NELL'UOMO). Per accelerare la formazione del personale sanitario viene suggerito l’utilizzo dei corsi Fad (Formazione a distanza) messi a disposizione dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss). La circolare del Ministero invita inoltre a sfruttare le strutture private accreditate “per ridurre la pressione sulle strutture pubbliche mediante trasferimento e presa in carico dei pazienti non affetti da Covid-19”. Tra gli altri punti toccati, c’è la creazione di pool di anestesisti-rianimatori provenienti anche da regioni meno colpite rispetto a quella interessata per il trasporto dei pazienti critici e la necessità di individuare specifiche strutture ospedaliere “da dedicare alla gestione esclusiva” di coloro che sono stati infettati dal coronavirus (OMS: NON È ANCORA PANDEMIA). La comunicazione è stata pubblicata il primo di marzo, indirizzata a Protezione civile, ministeri, assessorati, federazioni degli ordini e istituzioni sanitarie.

Terapia intensiva necessaria non solo per coronavirus

Stando al bollettino diffuso da Ministero della Salute e Protezione civile, in data 3 marzo erano 229 i pazienti affetti da Covid-19 ricoverati in terapia intensiva, sugli oltre 1000 contagiati. In un’intervista rilasciata a Sky Tg24, il sottosegretario alla salute Sandra Zampa aveva già paventato l’aumento dei posti in terapia intensiva, nelle Pneumologie e nei reparti di Infettivologia previsti nel piano del Governo, sottolineando quanto sia importante “che la terapia intensiva riservi posti anche per i pazienti che normalmente hanno bisogno di accedervi, non solo per il coronavirus”.

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