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Celiachia, possibile cura con nanoparticella contenente glutine

I titoli di Sky tg24 delle 8 del 24/10

2' di lettura

Creato dai ricercatori di Northwestern Medicine, questo dispositivo permette ai celiaci di mangiare alimenti come la pasta, la pizza e il pane bianco per due settimane senza effetti negativi 

Il risultato di una sperimentazione clinica fase II condotta da Northwestern Medicine potrebbe aprire le porte a una possibile cura per la celiachia, la malattia autoimmune che, come emerso durante il convegno annuale ‘The Future of Celiac Disease’ (promosso dall’Associazione Italiana Celiachia), in Italia colpisce circa 600mila persone (pari all’1% della popolazione). I ricercatori sono riusciti a ottenere una nanoparticella biodegradabile contenente il glutine che, una volta iniettata nei pazienti, permette loro di mangiare alimenti come la pasta, la pizza e il pane bianco per due settimane senza effetti negativi. Grazie al dispositivo, il sistema immunitario dei celiaci impara a riconoscere il glutine, la principale componente proteica del grano, come una sostanza innocua e così non si verificano le reazioni autoimmuni che danneggiano le pareti dell’intestino.

Il funzionamento della nanoparticella

Come spiegato dagli autori dello studio, i cui risultati sono stati presentati in occasione della conferenza “European Gastroenterology Week” (svolta a Barcellona dal 19 al 23 ottobre), la nanoparticella induce nei pazienti la ‘tolleranza immunologica’ nei confronti del glutine. Non appena viene iniettata nel sangue, i macrofagi fagocitano il suo contenuto, lo ‘classificano’ come innocuo e diffondono l’informazione anche alle altre cellule immunitarie, impedendo così il verificarsi di reazioni avverse.

L’efficacia del trattamento

I pazienti trattati nel corso dello studio clinico sono riusciti a consumare alimenti contenenti il glutine per 14 giorni senza conseguenze negative. La nanoparticella, che è già stata sottoposta al vaglio della Food and Drug Administration (FDA), si è rivelata in grado di eliminare ogni reazione infiammatoria a carico delle pareti intestinali, con cui i celiaci devono convivere ogni volta che ingeriscono dei cibi come la pasta, la pizza o il pane. Ora ricercatori intendono testare l’eventuale efficacia del dispositivo anche per il trattamento di altre malattie autoimmuni e per varie allergie alimentari, tra cui quella alle arachidi. 

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