La proteina Tox rafforza le cellule immunitarie indebolite dai tumori

Salute e Benessere

Secondo i ricercatori della Scuola di medicina dell’Università della Pennsylvania, le sue proprietà potrebbero consentire lo sviluppo di una nuova strategia di immunoterapia anticancro 

Un gruppo di ricercatori della Scuola di medicina dell’Università della Pennsylvania, coordinato da John Wherry, ha scoperto che le cellule immunitarie non più in grado di reagire a un tumore inviano una ‘richiesta di soccorso’ tramite Tox, una proteina che permette di rafforzare le difese dell’organismo. “Tox è in grado di controllare l’identità delle cellule delle nostre difese, rinvigorendo quelle indebolite da un tumore o da un’infezione”, spiegano gli autori dello studio. In particolare, la proteina agisce sui geni del sistema immunitario e li mantiene accesi: quest’azione permette, per esempio, di controllare il numero dei linfociti T attivi. “Le proprietà di Tox possono rappresentare la chiave di una nuova strategia di immunoterapia anticancro”, sottolineano gli esperti. Tutti i risultati dello studio sono stati pubblicati sulle pagine della rivista specializzata Nature.

Scoperta la proteina che aiuta i tumori a nutrirsi

Nel corso di uno studio differente, i ricercatori dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, guidati dalla biologa molecolare Debora Angeloni, hanno scoperto che i tumori si nutrono e si espandono grazie alla proteina Mical 2, la quale si attiva ogni volta che le cellule tumorali solide liberano il segnale Vegf. Quest’ultimo attira le cellule dell’endotelio e le deforma fino a catturarle per alimentare il cancro. Bloccando l’azione della proteina potrebbe essere possibile impedire la crescita dei vasi sanguigni che alimentano le neoplasie. "Bloccare l'azione della proteina Mical2 significa bloccare lo sviluppo dei vasi sanguigni che portano alle cellule tumorali ossigeno e nutrienti", spiega Debora Angeloni. "L'abbiamo individuata sia nei tumori più aggressivi, sia in quelli meno aggressivi, mentre non è espressa nei vasi sanguigni normali”, prosegue l’esperta. “C'è ancora molto lavoro da fare, ma è stata aperta una prospettiva”. Dagli anni ’70 gli studiosi si sono concentrati sul fattore Vegf per trovare un metodo efficace per affamare i tumori. Quest’approccio non si è però rivelato efficace come sperato. “Puntare direttamente al Vegf scatena degli effetti indesiderati”, spiega Angeloni. “Abbiamo quindi pensato di puntare su un bersaglio a un livello più basilare, ossia sulla proteina Mical2”, conclude la ricercatrice. 

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