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Giovani, lo sport di squadra ridurrebbe il rischio di depressione

I titoli di Sky Tg24 delle 8 del 26/3

2' di lettura

A sostenerlo è una ricerca condotta dai ricercatori della Washington University di St. Louis, che ha rilevato nei bambini che fanno parte di team sportivi un aumento del volume dell’ippocampo, quell’area cerebrale che regola la memoria e l’umore 

L’attività fisica porta benefici a qualsiasi età. Numerosi studi hanno dimostrato l’effetto positivo del movimento sia sulla salute che sull’umore, ma pochi di essi si sono concentrati sulle differenze tra lo sport che si pratica in squadra e quello eseguito individualmente. Una recente ricerca condotta da un team di esperti della Washington University di St. Louis, negli Stati Uniti, ha rivelato che i giovani impegnati in sport, in cui è la coesione del gruppo a fare la differenza, avrebbero un minor rischio di sviluppare la depressione.
L’attività fisica di squadra, inoltre, sarebbe associata a un aumento del volume dell’ippocampo, quell’area cerebrale che regola la memoria e l’umore.

Studio condotto su un campione di 4.191 bambini

Per compiere lo studio, pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry: Cognitive Neuroscience and Neuroimaging, i ricercatori hanno analizzato un campione composto da 4.191 bimbi di età compresa tra i 9 e gli 11 anni. Dopo aver appreso le loro abitudini, grazie a questionari specifici compilati dai genitori, che hanno informato i ricercatori riguardo le attività svolte dai propri figli e la presenza di eventuali sintomi riconducibili alla depressione, gli esperti hanno eseguito delle scansioni cerebrali su tutti i partecipanti al test.
"Abbiamo scoperto che il coinvolgimento nello sport, ma non in attività come la musica o l'arte, è correlato a un aumento del volume dell'ippocampo e alla riduzione della depressione nei giovanissimi”, spiega Lisa Gorham, autrice principale della ricerca.

I risultati dello studio

Nello specifico, i ricercatori hanno notato un riscontro particolarmente positivo nei bimbi coinvolti in associazioni sportive o in squadre scolastiche. Secondo gli autori dello studio, la chiave della differenza tra gli sport in team e quelli che si praticano individualmente potrebbe essere la maggior interazione sociale richiesta ai giovani, che giocando ambiscono a un desiderio comune, quello di vincere la partita.
Saranno necessari ulteriori test per stabilire con certezza se sia l’attività di gruppo a determinare la diminuzione della depressione o se si tratti del processo inverso.
“I risultati stimolano nuovi lavori sulla prevenzione e il trattamento di questa condizione nei bambini”, spiega Gorham.

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