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Alzheimer, Cnr alla ricerca di un super-sensore per diagnosi precoce

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2' di lettura

L’Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti (Isai) guiderà un consorzio europeo per lo sviluppo del nuovo dispositivo 

Realizzare un super-sensore in grado di individuare le tracce dell’Alzheimer in una singola goccia di sangue: è questa la nuova missione dell’Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti (Isasi) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). Nominato dalla Commissione europea, l’ente dovrà coordinare un consorzio europeo per lo sviluppo di un dispositivo che permetterà una diagnosi veloce e non invasiva della patologia, indispensabile per un intervento terapeutico il più rapido possibile. Il tutto avverrà tramite un semplice prelievo del sangue. Il progetto, noto come SensApp (Super-sensitive detection of Alzheimer's disease biomarkers in plasma by an innovative droplet split-and-stack approach), è stato scelto tra 375 proposte, ha ricevuto un finanziamento di oltre 3 milioni di euro dalla Commissione Europea nell’ambito del pilastro di eccellenza FET Open del programma Horizon 2020 ed è iniziato ufficialmente il primo gennaio 2019.

L’importanza del nuovo super-sensore

La creazione del super-sensore potrebbe rivoluzionare l’approccio clinico dell’Alzheimer e avere un impatto non trascurabile sulla società. Attualmente, diagnosticare con certezza la patologia è quasi in possibile. L’unico modo per individuare i biomarcatori del morbo è prelevare il liquido spinale del paziente tramite una puntura lombare: si tratta di un intervento non privo di rischi e che necessita di un ricovero in ospedale. Il progetto SensApp potrebbe portare alla nascita di un dispositivo in grado di consentire una diagnosi precoce della malattia, senza la necessità di procedure invasive.

Le dichiarazioni del direttore di Cnr-Isai

Pietro Ferraro, direttore di Cnr-Isai, dichiara che “SensApp è un bellissimo esempio di progetto che mette insieme ricerca di eccellenza su scala internazionale e con impatto diretto sulla società”. Sul proprio sito, l’Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti spiega che la tecnologia abilitante alla base del nuovo dispositivo si chiama ‘droplet-split-and-stack’: è basata sull’effetto piroelettrico e permette di superare i limiti di diffusione riscontrati nei test immunologici tradizionali. 

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