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Sepsi, in sviluppo un test che consente la diagnosi in 2,5 minuti

I titoli di Sky Tg24 delle 8 del 26/02

2' di lettura

Un mini-sensore permette di rilevare l’eventuale presenza nel sangue dell’interleuchina-6, una delle proteine marcatrici della patologia 

Un nuovo test consente di diagnosticare la sepsi (nota anche come setticemia) in soli 2,5 minuti. È stato sviluppato e testato in laboratorio dagli studiosi dell’Università di Strathclyde, in Scozia. Durante l’esame un mini-sensore rileva l’eventuale presenza nel sangue dell’interleuchina-6, una delle proteine-marcatrici della patologia. Damion Corrigan, uno dei membri del team di ricerca, spiega che in futuro i medici o gli infermieri potrebbero effettuare il test per controllare facilmente i livelli del biomarcatore. Oltre a diagnosticare la sepsi, il mini elettrodo è anche in grado di identificare il tipo di infezione e suggerire l’antibiotico più efficace per la sua cura. Lo studio condotto dal team di ricerca scozzese è stato pubblicato sulla rivista specializzata Biosensors and Bioelectronics.

Le caratteristiche della sepsi

La sepsi è causata da una risposta infiammatoria sistemica eccessiva a un’infezione batterica. Può essere innescata anche da dei problemi apparentemente banali, come un piccolo taglio a un dito o un’infezione urinaria. I pazienti che non ricevono delle cure in tempi utili possono andare incontro a delle gravi conseguenze, tra cui lo shock settico. Tra i sintomi più comuni della sindrome clinica è possibile elencare la tachicardia, la febbre, l’incremento della frequenza respiratoria e la presenza di macchie sulla pelle.

L’importanza di una diagnosi rapida

Diagnosticare rapidamente la sindrome è essenziale, in quanto iniziare in ritardo la terapia antibiotica diminuisce le probabilità di sopravvivenza. Individuare la sepsi non è però semplice in tutti i casi. Solitamente la diagnosi viene effettuata tenendo in considerazione parametri come la temperatura corporea, la respirazione, il battito cardiaco e varie analisi del sangue. Al momento sono necessarie 72 ore per ottenere i risultati dell’esame che permette di determinare l’antibiotico più efficace per il trattamento. Il test creato dai ricercatori dell’Università di Strathclyde potrebbe quindi rappresentare un importante passo avanti. Gli studiosi dovrebbero mettere a punto l’invenzione entro 3-5 anni. 

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