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Batteri, svelato il segreto della resistenza agli antibiotici

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2' di lettura

‘L’arma segreta’ dei microrganismi è stata individuata da un gruppi di ricercatori dell’Università McMaster di Hamilton, in Canada 

La capacità dei batteri di resistere agli antibiotici dipende dalla rigidità della loro membrana cellulare. Questa scoperta, che potrebbe consentire la produzione di farmaci maggiormente efficaci per la lotta alle infezioni, è stata effettuata da un gruppo di ricercatori dell’Università McMaster di Hamilton, in Canada, e pubblicata sulla rivista specializzata Nature Communications Biology. Per individuare ‘l’arma segreta’ dei batteri, gli studiosi hanno studiato la loro risposta all’antibiotico polimixina B, usato nel trattamento di gravi infezioni degli occhi, del sangue e del tratto urinario.

La resistenza agli antibiotici

L’efficacia dell’antibiotico, considerato per molti anni il più potente del suo genere, è stata messa in discussione solo nel 2016, l’anno in cui è stato scoperto in Cina un gene in grado di rendere i batteri resistenti al farmaco. Durante lo studio, i ricercatori sono riusciti a scoprire quale parte di polimixina B entra nella membrana cellulare dei microrganismi, fin dove penetra e quale profondità riesce a raggiungere. Sono così giunti a una conclusione: i batteri resistenti agli antibiotici presentano una membrana cellulare più rigida e maggiormente difficile da oltrepassare. Questa scoperta potrebbe permette alla comunità di scientifica di ideare dei nuovi farmaci più efficaci di quelli attualmente disponibili. Ogni anno, la resistenza antibatterica, considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) una delle maggiori minacce globali alla salute pubblica, causa la morte di oltre 70.000 persone in tutto il mondo.

Il gene blaNDM-1

Nel corso di un’altra ricerca, un team di scienziati dell’Università del Newcastle ha individuato la presenza di un gene in grado di rendere i batteri resistenti agli antibiotici nelle zone incontaminate dell’Artico. La particella cromosomica, nota come blaNDM-1 era già stata individuata in passato nell’India meridionale: l’ipotesi dei ricercatori è che sia stata trasportata nell’Artide da alcuni uccelli migratori. Grazie a questo gene i batteri possono diventare resistenti a tutti gli antibiotici più moderni, inclusi i Carbapenemi, spesso utilizzati come ultima risorsa nel caso delle infezioni più gravi. 

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