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Possiamo aumentare l'intelligenza dei nostri figli?

4' di lettura

Madri e Figli

Intelligenti si nasce o si diventa? I brain games per allenare le facoltà mentali dei nostri figli servono? La scienza dice sì, ma solo a certe condizioni. 

Da quando mia figlia è nata, ho scoperto che uno dei mantra più ripetuti nel "manuale ideale del buon genitore" è questo: stimolare.

Stimolare il bambino con giochi sensoriali quando è neonato, con consistenze e sapori diversi quando lo svezzi, con letture adatte alla sue età a partire dai 6 mesi e via di questo passo: in un climax di corsi di musica metodo Gordon, baby nuoto, baby yoga, English play groups, attività montessoriane, giochi matematici, brain training, eccetera, eccetera.

Lo scopo di tutta questa fatica - fatica bella, eh: ma sempre fatica - è uno solo: cerchiamo di aiutare i nostri figli a far sbocciare il loro potenziale.

Li vorremmo curiosi, interessati. E, diciamolo, intelligenti.

Speriamo vivamente che tutto questo stimolare porti i suoi frutti.

Ma possiamo davvero influire sul quoziente intellettivo dei nostri figli?

Detta in soldoni: intelligenti si nasce o si diventa?

Gli scienziati hanno sviscerato a lungo la questione.

Nel 2014 due diversi gruppi di scienziati hanno studiato i brain games, quei giochi e rompicapo studiati apposta per allenare il cervello come se fosse un qualsiasi altro muscolo del nostro corpo.

Ebbene, il primo gruppo di scienziati - 70, da tutto il mondo - alla fine dello studio pubblicarono una lettere congiunta dichiarando che non c’erano evidenze scientifiche dell’efficacia dei brain games nell’aumentare le capacità cognitive di una persona, o nel contrastarne il declino. 

Dopo appena alcuni mesi, però, il secondo gruppo di scienziati internazionali - 133, stavolta - replicarono che invece nella letteratura c’erano molte prove dell’effetto benefico di questi giochi su un’ampia gamma di abilità cognitive e quotidiane.

Ma allora il brain training e i brain games funzionano o no?

Un altro studio americano del 2016 ci dice sostanzialmente che il brain training funziona solo se ci credi. L’effetto placebo sarebbe dunque determinate nell’efficacia dell’allenamento cognitivo. 

C’è poi ancora un'ultima ricerca che vi voglio proporre perché riguarda, nello specifico, l'allenamento della capacità di attenzione nei bambini. 

Pubblicato nel 2012 sulla rivista scientifica “Developmental Review”, questo studio analizza la correlazione tra l’efficacia dei giochi e training cognitivi e l’età a cui questi giochi vengono proposti.

La domanda, a monte è questa: più giovane è il cervello in questione, meglio è?

A quanto pare, sì.

Ecco quello che scrivono gli studiosi: “Siamo partiti dalle prove che suggeriscono che nelle prime fasi dello sviluppo le reti neurali funzionali, comprese quelle che determinano la capacità di attenzione, siano meno specializzate e differenziate.

Inoltre, abbiamo preso in considerazione evidenze secondo le quali alcune facoltà, come appunto la capacità di controllo dell’attenzione, possono essere considerati importanti “hub” cognitivi perché consentono a loro volta l’acquisizione di abilità in altre aree.

Entrambi questi fattori suggeriscono che l’allenamento dell’attenzione ha una efficacia relativamente maggiore se proposto a individui più giovani”.

In conclusione, “il training cognitivo applicato a individui più giovani tende a portare a risultati significativamente più ampi in termini di transfer dell’apprendimento”.

Che cosa significa questo?

La Rivista Psicologia e Scuola già nel 1982 spiegava che il “transfer nell’apprendimento si verifica quando una determinata acquisizione precedente è in grado d’influenzare un apprendimento successivo da parte di un medesimo individuo”.

In altre parole, se hai imparato a guidare il motoscafo, questa abilità ti consentirà d’imparare più facilmente a guidare un trattore.

Dunque, stimolare il cervello dei nostri bambini con giochi e allenamenti ad hoc, avrebbe senso.

Ma sebbene “ogni scarrafone è bello a mamma sua” non illudiamoci di poter trasformare i nostri adorabili e normalissimi figli in piccoli Einstein a colpi di brain games e giochi di memoria. 

Perché se gli studiosi discutono su quanto il QI sia influenzabile da fattori ambientali, su una cosa sono tutti d’accordo: l’intelligenza è in buona parte determinata dalla genetica

Nasciamo con in mano certe carte. Quello che dipende da noi - ed è su questo che possiamo supportare i nostri figli - è come giochiamo la partita. 

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