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Un fascio di luce blu per bloccare il dolore

Neuroni (Getty Images)
2' di lettura

Attivata dal fascio luminoso, la proteina sintetica BLINK2 frena l’attività dei neuroni e reca sollievo dal dolore. La tecnica è stata testata sui topi e il suo effetto è durato mezz’ora 

Un raggio di luce blu per attivare una proteina sintetica che blocca il dolore neuropatico. È questa l’innovativa tecnica optogenetica messa a punto da un’equipe di ricercatori dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Come illustrato sulla rivista Nature Methods, il trattamento è stato testato solo sui topi, ai quali è bastata un’esposizione alla luce di appena un minuto per provare una sensazione di sollievo durata all’incirca mezz’ora.

La proteina BLINK2 spegne il dolore

Il fascio luminoso viene utilizzato per stimolare la proteina BLINK2, una molecola sintetica fotosensibile creata in laboratorio dal team guidato dalla professoressa Anna Moroni. Una volta attivata, la proteina blocca l’attività dei neuroni e reca un rapido sollievo dal dolore. Nel 2015, lo stesso gruppo di studiosi aveva sviluppato un’altra molecola di origine virale, BLINK1, che funzionava solo su alcuni animali, tra cui i pesci, ma risultava inattiva sui mammiferi. La nuova molecola, invece, "è in grado di inibire l'attività neuronale nel cervello dei mammiferi. Un effetto che al buio dura per molti minuti”, spiega Raffaella Tonini, membro della squadra di ricercatori che ha firmato l’articolo.
“Il fatto che BLINK2 inibisca l’attività neuronale per decine di minuti – aggiunge la professoressa Moroni – lo rende particolarmente adatto al controllo dell’ipereccitabilità neuronale persistente (l'eccessiva reazione dei neuroni), come nel caso del dolore cronico”.

Digiuno come cura per il dolore neuropatico

Fasci di luce e proteine sintetiche sono un altro passo avanti compiuto dalla ricerca nell’ambito della terapia contro il dolore neuropatico. Sulla stessa tematica, un altro recente studio, coordinato da Sabatino Maione, ordinario di Farmacologia dell'Università campana Vanvitelli, ha messo in luce che il recettore HCAR2, identificato come potenziale analgesico, è stimolato da un chetone prodotto in grandi quantità dall’organismo dopo un digiuno prolungato. Grazie all’azione del recettore, il dolore diminuisce e diventa facilmente trattabile con i farmaci. Questa scoperta potrebbe dare sollievo a molti pazienti che soffrono cronicamente di nevralgie, sciatalgie, mal di schiena o cervicali causate a ernie.

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