Da medicina tradizionale cinese erba contro 'fame perenne'

Salute e Benessere
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La sostanza è stata testata sugli animali e ha contrastato in modo efficace la resistenza alla leptina, fenomeno legato all’obesità 

Un principio attivo presente nelle erbe utilizzate nella medicina tradizionale cinese potrebbe aiutare a combattere la ‘ fame perenne’. La sostanza, denominata Celastrol, attiva i centri della fame e della sazietà situati nell'ipotalamo, fondamentali nel controllo del peso corporeo. Emerge da uno studio svolto dai ricercatori del Helmholtz Zentrum München in collaborazione con il Centro tedesco per la ricerca sul diabete, pubblicato sulla rivista scientifica Diabetes. Se la sostanza, per ora sperimentata solo sui topi, si dimostrasse efficace anche negli studi clinici, potrebbe aprire nuove frontiere per combattere l'obesità.

Durante il test i topi sono dimagriti

Gli scienziati hanno testato il principio attivo sui topi, notando nel corso del tempo una significativa perdita di peso e un considerevole miglioramento del diabete negli animali obesi. Durante l’esperimento è stato osservato un cambiamento significativo nelle abitudini alimentari degli animali sovrappeso. “Ha ridotto significativamente l'assunzione di cibo”, spiega, Paul Pfluger, autore dello studio. “Inoltre è stata riscontrata una diminuzione media del peso corporeo pari al 10% in una settimana”. Secondo i ricercatori il Celastrol riattiva i meccanismi propri del corpo per controllare il peso, contrastando la resistenza alla leptina, un fenomeno molto noto legato all'obesità e ai disturbi dell’alimentazione. Nelle persone sovrappeso l’ormone non comunica correttamente con il cervello e l’individuo non percepisce il senso di sazietà. Il Celastrol ha ripristinato le funzioni della leptina nei topi, permettendo loro di fermarsi quando avevano mangiato abbastanza.

Dati senza rilevanza clinica per gli esseri umani

La strada che porta all’assunzione di Celastrol per contrastare l’obesità anche negli esseri umani è però ancora molto lunga. “Si tratta - sottolinea Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia - di dati molto preliminari che non possiedono ancora una rilevanza clinica a breve-medio termine. Lo stesso discorso vale anche per studi simili su sostanze assunte per dimagrire. Il primo consiglio per i pazienti obesi resta sempre la modifica dello stile di vita, affiancando la dieta prescritta da un professionista all’attività fisica”.

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