Alimenti per celiaci, decreto conferma la gratuità

Il Sistema sanitario si prepara a tagliare il tetto di spesa per gli alimenti per celiaci (Getty Images)
4' di lettura

Nonostante i forti tagli all'assistenza sanitaria pubblica lo Stato continuerà ad assistere i cittadini affetti da celiachia, abbassando però il tetto di spesa per l'acquisto dei prodotti senza glutine. Previsto un risparmio di 30 milioni

Il carrello della spesa dei celiaci sarà più leggero per lo Stato, che potrà così continuare ad assistere le persone affette da questo disturbo. È infatti in fase finale di approvazione un provvedimento che prevede la riduzione del 19% del tetto di spesa per l'acquisto dei prodotti senza glutine da parte di chi è affetto da celiachia. Il Sistema sanitario nazionale arriverà così a risparmiare 30 milioni di euro.

L'abbassamento dei tetti di spesa in base ai Larn

Nonostante i forti tagli alla spesa sanitaria pubblica, è stato possibile individuare un'azione razionale di abbassamento del tetto di spesa a carico dello Stato, prendendo in considerazione la riduzione dei costi degli alimenti senza glutine, calibrando con maggiore attenzione i tetti di spesa in base ai Larn (Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia) per la popolazione italiana. "I nuovi Larn del 2014, più sofisticati e maggiormente aderenti agli stili di vita più diffusi, vedono ridotti i fabbisogni energetici medi rispetto ai riferimenti utilizzati nel 2001- spiega Caterina Pilo, Direttore Generale di AIC - il calo dei tetti di spesa dipende da questo e dalla riduzione dei prezzi dei prodotti senza glutine, visto che rispetto al 2006 il costo di pane, pasta e farina ha registrato un calo del 7% nel prezzo medio globale in farmacia e fino al 33% nella grande distribuzione". Tuttavia l'associazione ha insistito affinché la manovra prendesse in considerazione i prezzi applicati in farmacia, canale di approvvigionamento principale dei celiaci in tutta Italia. Anche dopo questo provvedimento, il potere d'acquisto per i celiaci resta invariato rispetto al 2001, anno dell'introduzione del decreto Veronesi che, dopo vent'anni, introdusse il tetto di spesa regolato da età, genere e fabbisogno energetico.

Il fabbisogno energetico da tutelare

I Larn definiscono il fabbisogno energetico della popolazione tenendo conto dei più diffusi stili di vita, dell'età e del sesso. Queste soglie di spesa devono coprire il fabbisogno energetico derivante da carboidrati senza glutine. Il celiaco, infatti, deve seguire una dieta varia ed equilibrata, con un apporto energetico giornaliero da carboidrati di almeno il 55%. Circa il 35% dell'apporto energetico totale deve derivare da alimenti senza glutine, il restante 20% da alimenti naturalmente privi di glutine come riso, mais, patate e legumi.

Cosa cambia con il provvedimento

I nuovi tetti di spesa garantiranno ancora la copertura di questo fabbisogno, suddividendo però con più precisione le fasce di età e relativi fabbisogni energetici e considerando anch livelli medi di attività fisica. Come spiega il presidente Aic, Giuseppe Di Fabio, "il decreto consente un risparmio della spesa pubblica ma mantiene buona parte delle categorie dei prodotti erogabili elencati nel Registro Nazionale, compresi i cosiddetti prodotti "ad alto contenuto di servizio" (preparati, basi pronte, piatti pronti), che consentono ai celiaci di aderire ai più diffusi stili di vita".

Garantita l'assistenza

"Anche grazie al lavoro di AIC, - continua Di Fabio - la bozza del decreto salvaguarda una corretta terapia e assistenza ai pazienti, pur prevedendo un risparmio per lo Stato stimato in oltre 30 milioni di euro, che garantisce la sostenibilità della spesa per l'assistenza ai celiaci. Questo risparmio, infatti, costituirà un'importante riserva di risorse per venire incontro ai bisogni terapeutici dei pazienti che saranno diagnosticati nel prossimo futuro, in crescita al ritmo del 10% annuo, con 400mila nuove diagnosi attese".

Verso i buoni spesa digitali  

Lo scopo di Aic è offrire un modello di assistenza più funzionale e razionale: "Dobbiamo arrivare ad avere buoni digitali spendibili ovunque, anche nelle Regioni diverse dalla residenza dei pazienti". Per questo è stato istituito un tavolo interministeriale, composto da Aic, Ministero della Salute e Ministero della Funzione Pubblica per trovare "le migliori modalità per raggiungere lo scopo".

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