L'amore e altre emozioni "accendono" il cervello dei ragazzi

I cervelli dei giovani sono stati monitorati con la risonanza magnetica (Getty Images)
2' di lettura

Lo dice una ricerca italiana condotta sugli adolescenti: un possibile aiuto in più nella cura di malattie come la depressione

L'amore, e più in generale qualsiasi stato emotivo, "accende" il cervello dei più giovani. Molto più di quanto succeda negli adulti. Lo sostiene un nuovo studio tutto italiano che potrebbe aiutare i ragazzi con problemi come la depressione.

Lo studio su ragazzi tra 14 e 19 anni

La ricerca è stata pubblicata di recente sulla rivista scientifica "Brain and Cognition". A condurla, su un gruppo di adolescenti tra i 14 e i 19 anni, sono stati l'IRCCS Medea in collaborazione con il Polo di Bosisio Parini (Lecco) dello stesso Istituto e la Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico, oltre che l'Università degli Studi di Milano. Come si è svolta l'indagine? Ai ragazzi è stato chiesto di leggere mentalmente due verbi: uno che descriveva un'emozione e un altro che descriveva un'azione; in entrambi i casi, dovevano immaginare se stessi nella situazione corrispondente.

L'analisi tramite risonanza magnetica

Dall'analisi delle risonanze magnetiche dei loro cervelli, è emerso che immaginare situazioni emotive, come l'amore o l'odio verso una persona cara, causava un incremento di attività in due aree precise del cervello. Aree che – come spiega all'Ansa la responsabile del progetto, Barbara Tomasino – sono quelle in cui "viene codificata la consapevolezza emotiva legata alle parti del nostro corpo, come quando aumenta la sudorazione per uno stato d'ansia o accelera il battito cardiaco per la paura". Lo stesso fenomeno è stato registrato anche in un gruppo di controllo di persone adulte.

I possibili sviluppi della ricerca

L'incremento di attivazione del cervello non si è riscontrato rispetto ai verbi che richiamavano azioni o, ancora, quando i ragazzi erano concentrati a immaginare una situazione emotiva ma con un compito di tipo cognitivo, come ad esempio individuare una lettera specifica all'interno del verbo. "Non basta pensare al verbo 'amare' perché si attivino le aree cerebrali coinvolte nella decodifica di questa esperienza emotiva – dice ancora Tomasino – occorre immaginare anche le sensazioni corrispondenti all'amore". Secondo i ricercatori, lo studio potrebbe aprire la strada verso l'approfondimento delle situazioni emotive di fragilità che spesso si riscontrano in ragazzi sofferenti di ansia, fobie o depressione.  

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