Roma, 78 anni fa il rastrellamento degli ebrei nel ghetto

Lazio

Anche quest'anno la Comunità di Sant'Egidio e la Comunità Ebraica di Roma promuovono una manifestazione in memoria della deportazione. L'appuntamento è per domenica 17 ottobre, alle 19, al Portico di Ottavia

Sono trascorsi 78 anni dal rastrellamento del ghetto ebraico di Roma, compiuto dai nazisti il 16 ottobre 1943. In 1.024 furono strappati dalle loro case e deportati ad Auschwitz: ne tornarono solo 16. Anche quest'anno, la Comunità di Sant'Egidio e la Comunità ebraica di Roma promuovono una manifestazione in memoria della deportazione. L'appuntamento è per domenica 17 ottobre, alle ore 19, al Portico di Ottavia, accanto al Tempio Maggiore ebraico, "proprio nel luogo dove furono concentrati gli ebrei razziati dalle loro case per essere deportati nei campi di sterminio".

"Data che non può essere dimenticata"

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"La ferita inferta al tessuto della città è stata profonda. È una data che non può essere dimenticata, se vogliamo pensare a un futuro comune a tutti i romani", sottolineano gli organizzatori della manifestazione in una nota. "L'orrore della guerra e di quel tragico evento, che Sant'Egidio e la Comunità ebraica di Roma ricordano insieme dal 1994, non può che rendere più convinto e determinato l'impegno a contrastare le manifestazioni di antisemitismo in ogni loro forma e le espressioni di xenofobia e razzismo di ogni tipo".

Il rastrellamento

Esattamente 78 anni fa - il 16 ottobre 1943 - 207 bambini, 363 uomini e 689 donne (in totale 1.259 persone) furono costrette a lasciare le proprie case. Il rastrellamento cominciò alle 5:30 di quel sabato, una data scelta perché si tratta di una giornata festiva per gli ebrei: i nazisti volevano sorprendere il maggior numero di persone. Ci fu l'impiego di 365 uomini della polizia tedesca, di cui circa un centinaio solo nel ghetto, coordinati da 14 ufficiali e sottoufficiali.

La deportazione

Le 1.259 persone catturate, di cui molte ancora in pigiama, furono caricate su camion militari coperti da teloni e portate presso il Collegio militare di Palazzo Salviati, dove rimasero, separate per genere, circa 30 ore. Tra queste figurava anche un neonato, partorito da Marcella Perugia il 17 ottobre. Duecentotrentasette prigionieri furono poi rilasciati in seguito al controllo che li identificò come cittadini stranieri o appartenenti a famiglie "miste". Gli altri vennero trasferiti alla stazione ferroviaria di Tiburtina e messi su un convoglio costituito da 18 carri merci, che partì alle 14 di lunedì 18 ottobre per giungere ad Auschwitz alle 23 del 22 ottobre. Durante il viaggio due persone anziane morirono. Ad Auschwitz i deportati ebrei furono divisi in due file: da una parte 820 persone, valutate fisicamente non abili al lavoro, e dall'altra 154 uomini e 47 donne, giudicati fisicamente idonei. Il drappello degli 820 finì nelle camere a gas. L'altro gruppo fu invece smistato e inviato in altri campi di sterminio. Si salvarono in 16.

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