Inchiesta sulla Lega, Tribunale di Roma ordina l’oscuramento di alcune pagine di Fanpage

Lazio

Nella sua inchiesta la testata online aveva pubblicato un’intercettazione in cui l'ex sottosegretario all'Economia, Claudio Durigon, parlava dell’attuale capo della Guardia di Finanza, Giuseppe Zafarana, sostenendo che "l’abbiamo messo noi"

Il gip di Roma Paolo Andrea Taviano ha ordinato il sequestro, mediante l’oscuramento di alcune pagine, dell'inchiesta di Fanpage.it “Follow the money”, incentrata sui 49 milioni di euro di rimborsi elettorali ricevuti illecitamente dalla Lega e sulle parole pronunciate sul comandante generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Zafarana, dall'ex sottosegretario all’Economia Claudio Durigon in un'intercettazione. Nel decreto del tribunale di Roma si legge che secondo il gip le affermazioni contenute nel lavoro giornalistico "appaiono lesive dell'immagine e della reputazione professionale e personale del comandante generale della Guardia di Finanza".

L'intercettazione

Nella sua inchiesta Fanpage era partita dalla richiesta della procura di Genova di sequestrare i soldi che la Lega aveva ottenuto in maniera fraudolenta tra il 2008 e il 2010. Al momento della confisca, però, non c’era traccia dei soldi nei conti correnti del partito. La procura aveva quindi dato mandato alla Guardia di Finanza di indagare su dove fosse finito il denaro. Nell'ambito del caso, la testata online aveva pubblicato un’intercettazione in cui Durigon parlava di Zafarana, sostenendo che "l’abbiamo messo noi". Il comandante generale e l'ex sottosegretario avevano querelato Fanpage dopo la pubblicazione del video con la conversazione.

Fanpage: "È un precedente pericoloso"

"Si tratta di un provvedimento che rimanda a pratiche mai utilizzate in Italia che limita la libertà di stampa e che ci riguarda tutti. Per questo non possiamo stare in silenzio. Come giornalisti, come lettori e come cittadini", sostiene la redazione di Fanpage. "È una cosa che non è mai successa perché la Costituzione, all'articolo 21, dice che non si può", rimarca la testata parlando di "una grave violazione della libertà di stampa. E un precedente pericoloso e intimidatorio che ci riguarda tutti. Come giornalisti. Come lettori. Come cittadini. Per questo non possiamo stare in silenzio".

Il tribunale: "Lese immagine e reputazione del comandante generale"

Secondo quanto si legge nel decreto del tribunale di Roma, per il giudice sussistono le "esigenze cautelari in ordine al concreto pericolo di reiterazione di reati della stesse specie di quello per il quale si procede, nonché il pericolo di perpetuazione ed aggravamento degli effetti dannosi del reato in considerazione della diffusività della pubblicazione di notizie diffamatorie tramite siti internet e ciò anche in considerazione delle non chiare e verosimilmente illecite circostanze nelle quali è captata la conversazione dell'onorevole Durigon all'insaputa dello stesso". Nel decreto il tribunale rileva che "sussistono gravi indizi in ordine alla sussistenza dei reati" ipotizzati nella querela depositata il 28 luglio proprio da Zafarana.

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