Spionaggio, anche il gip militare dispone il carcere per Walter Biot

Lazio

A chiedere la misura cautelare è stata la procura militare di Roma, che ha indagato l'ufficiale per diversi reati militari: rivelazione di segreti militari, procacciamento di notizie segrete, esecuzione di fotografie, tutto a scopo di spionaggio, e procacciamento e rivelazione di notizie di carattere riservato

Anche il gip militare ha disposto il carcere per Walter Biot, l'ufficiale di Marina accusato di spionaggio (CHI E' - COSA SAPPIAMO -  LA CONVALIDA DEL FERMO) e già recluso su ordine della magistratura ordinaria. A chiedere la misura cautelare è stata la procura militare di Roma, che ha indagato il capitano di fregata per diversi reati militari: rivelazione di segreti militari, procacciamento di notizie segrete, esecuzione di fotografie, tutto a scopo di spionaggio, e procacciamento e rivelazione di notizie di carattere riservato. Oggi la decisione del gip. In attesa dunque che si risolva la questione della competenza, nei confronti di Biot vi è dunque ora un doppio titolo di detenzione.

"Misura doverosa"

In una nota, la Procura militare di Roma sottolinea che "la misura, apparsa doverosa data la gravità della vicenda, si inserisce nel contesto delle indagini preliminari svolte in coordinamento con la Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Roma, con la quale sono in corso costanti contatti volti al reciproco scambio di informazioni, in vista dell'acquisizione di tutti i dati utili alla completa e rapida definizione dei complessi problemi connessi alla giurisdizione". Tutto ciò, "fermo restando che già al momento, dal punto di vista della Procura Militare, sussistono sufficienti elementi per riconoscere la sussistenza dei reati militari sopra indicati, di sicura esclusiva competenza dell'Autorità giudiziaria militare.

Procura militare acquisisce i documenti dell'inchiesta

La richiesta giunge dopo che la stessa Procura militare della Capitale ha disposto, il 13 aprile, l'acquisizione del materiale già sequestrato dalla Procura ordinaria nell'ambito dell'indagine su Biot, chiedendo in particolare i documenti e i supporti tecnologici, che restano nelle disponibilità di entrambe le procure, trovati presso l'ufficio di Biot e presso la sua abitazione. Per l'attività di indagine sono stati delegati i carabinieri del Ros. "Appare necessario acquisire al procedimento tutto il materiale, trattandosi del corpo del reato", si legge nel provvedimento disposto dalla Procura militare. Gli accertamenti dei due uffici giudiziari proseguono in parallelo.

Il Riesame si riserva sulla scarcerazione di Biot

Il tribunale del Riesame di Roma si è invece riservato di decidere in merito all'istanza di scarcerazione avanzata dal difensore di Biot. L'avvocato Roberto De Vita ha sollecitato al tribunale della Libertà ha chiesto l'annullamento o l'attenuazione della misura cautelare. "Abbiamo depositato una memoria di 40 pagine che aiuta la comprensione generale tra documenti classificati e segreti. Abbiamo messo a disposizione anche una consulenza tecnica - afferma il penalista - che dimostra che i video non sono completi e non sono giuridicamente e tecnicamente utilizzabili perché mancanti del provvedimento di autorizzazione alle intercettazioni. Le cinque utenze telefoniche trovate dagli inquirenti sono di Biot, della moglie e dei tre figli e lui risulta intestatario di tutto. Abbiamo, infine, dimostrato che i tre pc e un tablet sono dispositivi utilizzati dai figli per la Dad e mai da lui".

La difesa di Biot: “Sollevata questione giurisdizione”

"Noi non vogliamo la duplicazione dei procedimenti. Vogliamo sapere qual è il nostro giudice", ha poi affermato l'avvocato De Vita dopo l'udienza davanti al tribunale del Riesame durante la quale il penalista ha sollevato la questione sulla giurisdizione tra la Procura Militare e quella ordinaria. "Ci troviamo di fronte ad un conflitto di giurisdizione senza precedenti, per noi il giudice naturale è quello militare", conclude De Vita.

Pm militare: "Nessuna guerra tra procure"

"Con i colleghi di piazzale Clodio c'è pieno coordinamento. Nessuna guerra tra procure, insomma", ha detto all'ANSA il procuratore militare di Roma, Antonio Sabino, dopo aver acquisito il materiale già sequestrato dalla procura ordinaria. "Com'è noto entrambi gli uffici giudiziari hanno aperto un fascicolo d'indagine sugli stessi fatti", spiega Sabino. "Noi riteniamo che i reati ipotizzabili configurino una competenza della Procura militare, ma bisogna ancora capire meglio il quadro, fare delle verifiche, poi si vedrà". Il procuratore militare aggiunge che questo parallelismo di indagini "si verifica spesso, per casi che non hanno la stessa rilevanza mediatica". "Stante l'attuale normativa", di cui la magistratura militare chiede da tempo la riforma, "purtroppo questa situazione è fisiologica. Ma non significa che ci siano contrasti tra i due uffici giudiziari: al contrario, stiamo procedendo in pieno coordinamento". "È ovvio - prosegue Sabino - che nell'ambito della nostra inchiesta dobbiamo svolgere tutte le iniziative necessarie, come il sequestro del materiale. E credo che sarà inevitabile adottare anche altri provvedimenti attinenti al procedimento penale che stiamo conducendo. È normale che sia così. Quando il quadro sarà più chiaro, anche in seguito a queste iniziative, ci saranno tutti gli elementi per definire la questione della competenza".

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