Funerali della 16enne Aurora Grazini, palloncini davanti alla chiesa

Lazio

La cerimonia è stata celebrata nella chiesa di San Flaviano a Montefiascone, ai lati della quale sono stati posti palloncini e fiori bianchi

"Ce lo siamo giurati non ti scorderemo mai Ciao Aurora. 3AEC": è lo striscione che ha accolto davanti alla chiesa il feretro di Aurora, la sedicenne morta in casa a Montefiascone poco dopo essere stata dimessa dall'ospedale di Viterbo. Il funerale si è svolto nella chiesa di San Flaviano a Montefiascone. Presenti i genitori, la sorella e i nonni della ragazza, ai quali si sono uniti tanti giovani tra cui i compagni di scuola di Aurora. Palloncini e fiori bianchi sono stati posti ai lati dell'entrata della chiesa, dello stesso colore dei fiori posti sulla bara. A celebrare la messa è stato don Luciano Trapé.

Don Trapé: "Aurora vive, la morte non è l'ultima parola"

"Aurora vive, passa dalla terra al cielo. Ringrazio per l'affetto e la preghiera per lei", ha affermato don Trapé in un passaggio dell'omelia. "Non ho preparato l'omelia - ha spiegato - ma quello che ho da dire mi viene dal cuore. La morte non è ultima parola. Non abbiate paura. Dice Gesù abbiate fiducia. Non dobbiamo avere paura". Il religioso non ha fatto alcun riferimento alle indagini o alle possibili cause del decesso. Al termine della messa ha preso la parola una docente, a nome di tutta la scuola frequentata dalla sedicenne, l'istituto Carlo Alberto Dalla Chiesa. "Eri una presenza viva che allietava le nostre giornate scolastiche" ha affermato. "Ci mancherà la tua allegria, la tua esuberanza, la tua gioia di vivere. Ci salutavi ogni mattina con il tuo radioso sorriso, non ci abitueremo mai alla vista del tuo banco vuoto".

Il malore e la morte

A quanto emerso la giovane era stata accompagnata dai familiari venerdì 14 febbraio al pronto soccorso di Belcolle (Viterbo), perché accusava uno stato d'ansia e un attacco di panico. Dopo alcune ore e alcuni accertamenti la ragazza, che non lamentava problemi prettamente fisici, era stata dimessa. I familiari sostengono che i medici non abbiano eseguito né lastre né esami specifici: i dottori del pronto soccorso dell'ospedale Belcolle avevano deciso di instradare la giovane verso un percorso di assistenza di tipo psicologico. Le sarebbe anche stato fissato un colloquio con uno specialista per il lunedì successivo.

Indagato il primario del pronto soccorso

Nell'inchiesta della procura di Viterbo sulla morte della giovane risulta indagato uno dei medici del pronto soccorso dove la minorenne si era presentata. Si tratta del primario del pronto soccorso. Nei suoi confronti l'accusa è di omicidio colposo. All'iscrizione nel registro degli indagati si è arrivati grazie ad acquisizioni testimoniali e documentali.

Il legale della famiglia: "Dannoso trasformare indagato in colpevole"

"È dannoso trasformare l'indagato in colpevole. Nessuno può essere trasformato in carnefice quando ancora non sappiamo cosa è successo", ha sottolineato Giuseppe Picchiarelli, legale della famiglia della sedicenne, al termine del funerale. L'avvocato ha anche spiegato che "siamo in una fase embrionale in cui non ci sono responsabilità, è assolutamente prematuro fare qualsiasi tipo di valutazione. Mi sento in dovere di precisare - ha aggiunto - che nel momento del ricordo, così difficile per la famiglia, c'è necessità di evitare che il legittimo desiderio di giustizia si trasformi in desiderio di vendetta. L'azienda sanitaria locale sta lavorando con correttezza e trasparenza, la procura sta facendo le indagini e noi quanto di nostra competenza. La famiglia non ha alcun intento vendicativo - ha ribadito il legale -, con grande senso del dolore ma con grande caparbietà, coraggio e onestà intellettuale non vuole che il desiderio di giustizia venga trasformato in j'accuse generalizzato".

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