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Per la Cassazione il clan Fasciani è la mafia di Ostia

Lazio

I giudici della Suprema Corte hanno confermato in gran parte la sentenza di appello del febbraio scorso condannando in via definitiva a oltre 27 anni di carcere il 'patriarca' Carmine Fasciani. "È una sentenze storica”, ha commentato Virginia Raggi

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Il clan Fasciani è la mafia di Ostia. La Cassazione ha reso definitive le dieci condanne per le accuse, mosse a vario titolo, di associazione mafiosa e altri reati aggravati dall'uso del metodo mafioso. Gli ermellini, che hanno in gran parte confermato la sentenza d'appello del 4 febbraio scorso, hanno condannato a oltre 27 anni di reclusione il 'patriarca' del clan, Carmine Fasciani, a 12 anni e 5 mesi la moglie, Silvia Franca Bartoli, a 11 anni e 4 mesi la figlia Sabrina e a 6 anni e 10 mesi la figlia Azzurra.

Le condanne al clan Fasciani

Il collegio della seconda sezione penale della Cassazione, presieduta da Giovanni Diotallevi, ha condannato anche Alessandro Fasciani, nipote di Carmine, a 10 anni e 5 mesi (con uno sconto di pena di un mese), Terenzio Fasciani a 8 anni e mezzo, Riccardo Sibio a 25 anni e mezzo, Luciano Bitti a 13 anni e 3 mesi, John Gilberto Colabella a 13 anni, Danilo Anselmi a 7 anni. La Cassazione ha disposto un nuovo processo per la determinazione della pena a Mirko Mazzoni ed Eugenio Ferramo.

Raggi: “Ostia può voltare pagina e alzare la testa"

"È una sentenze storica, per la prima volta viene affermato in modo chiaro che a Roma c'è stata, che c'è, la mafia. È importante perché per iniziare la cura bisogna riconoscere la malattia. Ostia può voltare pagina e alzare la testa", ha detto la sindaca di Roma, Virginia Raggi, dopo la lettura della sentenza.

Libera: “La prima volta che la Cassazione riconosce la mafia a Roma”

"È la prima volta che la Cassazione riconosce la mafia a Roma, non era mai accaduto, nemmeno ai tempi della banda della Magliana", ha invece sottolineato l'avvocato Giulio Vasaturo, di Libera che è parte civile nel processo. "Segna un nuovo corso della giurisprudenza. Vengono riconosciute le mafie autoctone al centro e al nord. È una sentenza che farà scuola", ha aggiunto il legale.

Morra: “Fenomeno mafioso ha radici profonde”

"Sono soddisfatto di questa sentenza, molto. La città di Roma è più libera indubbiamente. Ma devo necessariamente sottolineare due punti: siamo nel 2019 e non posso festeggiare per una sentenza che sancisce solo oggi che c'è mafia. Il secondo punto è proprio non aver certificato che anche Mafia Capitale fosse mafia. Qualche giorno fa abbiamo avuto decine e decine di arresti per un traffico di droga imponente. Gruppi criminali imperversano e continuiamo a definirli bande criminali", ha commentato il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra. "Sono seriamente preoccupato perché - aggiunge - un fenomeno mafioso non si costruisce nel giro di un paio d'anni ma ha radici profonde. Si è fatto difficoltà a ragionare di mafie al nord per poi 'scoprire' che si erano insediate da decenni. Forse la stessa meccanica si ripete ancora. Di certo c'è mafia da troppo tempo e solo per una decisa azione degli inquirenti e delle forze dell'ordine gli stiamo assestando durissimi colpi. Per l'azione di cittadini onesti e di un'amministrazione guidata da Virginia Raggi che non piega la testa. Ecco per questo esprimo soddisfazione", ha concluso il presidente della Commissione Antimafia.